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Nel pugilato la fortuna non esiste: talento, passione aspetto tecnico e atletico vanno di pari passo

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Scritto da Luca Riccardi
martedì, 27 maggio 2014

 

Analizziamole una per una.

Il talento:

è una predisposizione personale che permette al cervello di essere organizzato in maniera tale da poter creare particolari istinti, di tipo fisico, motorio ed emozionale, i quali possono essere espressi in determinate attività.

Durante l’espressione di tali attività, il soggetto si renderà facilmente conto di aver una particolare facilità nell’eseguirle.

Il fatto stesso di rendersi conto di essere bravi in ciò che si fa, crea la passione, la voglia di migliorarsi e di mettersi alla prova (stimolando lo spirito di competizione).

Il sacrificio

volersi migliorare o voler diventare migliore sono due cose completamente diverse: quest’ultima richiede sacrificio.

Raggiungere il livello di perfezione richiede di dover allenare assiduamente l’aspetto fisico e tecnico, in modo tale che la pratica dell’attività sportiva torni a donarci nuovamente emozioni.

Le emozioni rappresentano i nostri stimoli, i quali danno un senso alla fatica fisica sopportata dall’atleta, agendo sulla forza di volontà, che lo aiuterà a perseverare verso i propri obiettivi finali.

 

 

 

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Criterio di decisione nella boxe

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Scritto da Luca Riccardi
sabato, 24 maggio 2014

 

 

Il limite di questo modello teorico è quello di apparire “passivo” perché prevede che l’atleta reagisca semplicemente adattandosi agli eventi sulla base delle informazioni ricevute senza operare alcuna azione per condizionare preventivamente le intenzioni dell’avversario. In altre parole: l’atleta reagisce agli stimoli senza provocarli, mentre negli sport di situazione risulta estremamente importante elaborare anche iniziative autonome rispetto le informazioni recepite.
Il modello teorico di allenamento basato sul ragionamento e sulla presa di decisione fornisce una soluzione al problema.

 

 

 

 


Criterio Di Decisione (Scuola di Pugilato La Spezia)

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Pugilato: anticipazione motoria

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Scritto da Luca Riccardi
sabato, 24 maggio 2014

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Cartesio, spostò gli interessi degli studi dal “come” al “perché” indica l’impostazione logica attuale che trova nelle concettualizzazioni sul controllo del movimento le risultanze più avanzate ,la spiegazione più coerente dell’ineludibile fenomeno dell’anticipazione motoria .

In virtù del fatto che caratteristiche tra loro diverse sono spesso collegate in modo tipico e presentano caratteristiche comuni nella loro origine, le situazioni possono essere anticipate,così l’atleta può prevedere l’origine e lo svolgimento di situazioni di gara anche sulla base delle proprie esperienze, orientare la propria analisi su ciò che si aspetta, preparando le decisioni e le azioni che ne conseguono.

 

 

 

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Stimoli sensoriali nel pugilato

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Scritto da Luca Riccardi
lunedì, 12 maggio 2014

Ricordiamoci sempre che un individuo che apprende è in primis un individuo attivo e dotato di intenzionalità, discrezionalità e volontà; possiamo dire che questi sono i “requisiti” per far si che si possa apprendere un qualcosa.

Il problema per l’atleta è quella di individuare le informazioni rilevanti per la scelta della risposta motoria. È abbastanza ovvio che per poter selezionare la risposta adeguata occorre scegliere, tra i molteplici stimoli che occupano il campo sensoriale, soltanto quelli che sono in grado di convogliare al sistema di elaborazione le informazioni rilevanti per l’atto motorio da svolgere. Molto più complicato è capire ogni volta quali siano questi stimoli.l’osservazione e l’analisi dei movimenti e delle azioni tipici del pugilato , Osservando attentamente le prestazioni di un atleta , ci si accorgerà che le principali azioni di attacco e di difesa messe in atto sono quasi sempre anticipate da alcuni segnali che svolgono la funzione di punti critici per prevenire il comportamento dell’avversario, Un fattore che può aiutare a discriminare tra stimolazioni ambientali informative e informazioni inutili o fuorvianti è l’esperienza.Con il termine esperienza a cui è collegata una forma di “vocabolario di situazioni passate” dell’atleta che si è formato nel corso delle sue precedenti competizioni, e che gli permette di cogliere dall’ambiente o dal comportamento motorio dell’avversario alcuni indici cruciali per la scelta del movimento da effettuare.

 

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Gli Infortuni nella Boxe: 5 - La Spalla

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Scritto da La Redazione
giovedì, 08 maggio 2014

Siamo giunti al termine di questa prima mini-serie di articoli specializzati che abbiamo battezzato "I Consigli del Fisioterapista".  Una rubrica nata per esaudire le tante richieste dei nostri lettori al fine di trattare i maggiori e frequenti infortuni che possono capitare a chi pratica Pugilato, con relativi consigli competenti per quanto riguarda la necessaria riabilitazione post-infortunio. 


                                                       
                                                         LA    BORSITE


La borsite alla spalla, conosciuta anche come borsite subacromiale, è una delle più comuni cause di dolore nella parte anteriore e superiore della spalla. Una borsa (come si vede in foto) è un piccolo sacco ripieno di liquido posto all'interno di un'articolazione. La sua funzione principale è quella di evitare lesione muscolari e tendinee da sfregamento con l'osso e lo fa diminuendo gli attriti grazie al suddetto liquido.

La borsite sarà quindi un'infiammazione di questa struttura a seguito di movimenti ripetuti o di un trauma, in caso di infiammazione la borsa richiamerà acqua al suo interno (in caso di trauma potrebbe esservi anche un versamento ematico) gonfiandosi.

 

Quando la borsa sottoacromiale si gonfia, preme sulla cuffia "intrappolando" i tendini e causando un'irritazione meccanica che dà origine all'infiammazione.

L'accumulo di fluidi all'interno della borsa è responsabile del tipico dolore che insorge nella parte anterosuperiore della spalla. Questa dolenza si accentua alla palpazione e tende a limitare la mobilità dell'articolazione, rendendo particolarmente dolorosi i movimenti.

 

 

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La motivazione sportiva nel pugilato

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Scritto da Luca Riccardi
giovedì, 24 aprile 2014

I motivi che spingono a iniziare a fare  pugilato possono essere diversi , tra cui la voglia di fare qualcosa di nuovo e divertente,  il desiderio di aumentare la propria forma fisica, aumentare l’autostima o di migliorare il proprio status sociale. Ma queste ragioni seppur importanti per dare l’input iniziale, da sole non bastano per essere costanti.

 

 


Fattori estrinseci e intrinseci
I modi studiati in psicologia per mantenere la motivazione sono essenzialmente due:
Incentivare estrinsecamente, ovvero attraverso le ricompense esterne;
Incentivare intrinsecamente, ovvero attraverso la crescita personale.


La psicologia dello sport ha studiato attentamente questi due tipi di incentivi, i quali corrispondono ad analoghe motivazioni, ed è arrivata alle seguenti conclusioni.
Motivare intrinsecamente i praticanti è l’incentivo migliore per far si che questi portino avanti con impegno l’attività sportiva.
Al contrario motivare estrinsecamente produce un legame col proprio sport meno saldo; infatti la motivazione estrinseca può far perdere di vista la più forte motivazione intrinseca, facendo diventare più importante il premio che il risultato personale. Ciò che conta non sarà la propria attività sportiva, ma solo il riconoscimento che se ne trae. In questo modo diventa di ugual importanza qualsiasi cosa dia riconoscimenti: non dimentichiamoci che effettivamente vi sono moltissime attività che potrebbero essere intraprese in alternativa ad una faticosa come può essere lo sport.
Detto questo bisogna però tener conto che le gare sportive, come anche le lodi altrui, possono diventare importanti fonti di verifica della propria crescita e del proprio impegno personale, e quindi diventare utili allo sviluppo della motivazione intrinseca.
Sarà importante in questo senso il ruolo dell’allenatore, che dovrà far comprendere al suo atleta il significato del premio.
Per far questo l’allenatore dovrà lodare non per la vittoria, ma per l’impegno e l’abilità dimostrata in un incontro; dovrebbe quindi lodare anche le sconfitte lì dove in queste si sia comunque dimostrato di essere cresciuti come atleti, e allo stesso modo dovrebbe criticare una vittoria lì dove in realtà non si siano dimostrati reali meriti personali, facendo però attenzione a non esagerare, in quanto rimproveri e punizioni tendono a demotivare gli atleti.

 


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Gli Infortuni nella Boxe: 4 - Il Polso

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Scritto da La Redazione
martedì, 22 aprile 2014

Siamo giunti alla 4a parte di una serie di articoli specializzati che abbiamo chiamato "I Consigli del Fisioterapista". Una rubrica nata per esaudire le tante richieste dei nostri lettori al fine di trattare i maggiori e frequenti infortuni che possono capitare a chi pratica Pugilato, con relativi consigli competenti per quanto riguarda la riabilitazione post-infortunio. 



           Lesione della Fibrocartilagine triangolare del Polso


Il complesso fibrocartilagineo triangolare (CFCT) è un'insieme di numerose strutture, la cui principale é la fibrocartilagine triangolare, o disco maniacale, una struttura che agisce da cuscinetto tra la superficie articolare distale dell'ulna e la fila prossimale del carpo. 


 

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La resistenza alla forza veloce (RFV) nel pugilato

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Scritto da Luca Riccardi
martedì, 15 aprile 2014

Nel pugilato, nel corso di una ripresa, l’atleta porta delle combinazioni di colpi in attacco o in contrattacco (FE) che sono, spesso, seguite da fasi a distanza di studio tattico o di difesa dall’attacco avversario mediante l’utilizzo delle schivate; e non è raro vedere i due pugili, soprattutto alla fine di un intenso scambio di colpi, legare.Legare, gestire lo stress, difendersi e studiare l’avversario, oltre a rappresentare degli utili strumenti tattici, rappresentano anche delle fasi di recupero che seguono e precedono le interazioni oppositive con l’avversario; inoltre, alla fine di ogni ripresa, il regolamento prevede un minuto di pausa prima di proseguireIl problema principale a cui deve rispondere il pugile durante la competizione è sempre lo stesso: spostarsi rapidamente, colpire rapidamente, recuperare velocemente la posizione difensiva/offensiva (guardia). In altre parole, mentre l’atleta attacca, pensa alla difesa o, se si difende, pensa al contrattacco.


Se nella boxe bisogna reiterare azioni di forza esplosiva, è chiaro che quest’ultima è la qualità più importante. Bisogna, però, operare una distinzione: questo tipo di FE non è come quella del saltatore in alto, il quale fa solo una prestazione e poi ha un tempo di recupero di circa dieci minuti prima di eseguire un nuovo salto. Nel pugilato, occorre esprime azioni efficaci grazie all’utilizzo della FE e dei meccanismi energetici che la sostengono; occorre, inoltre, cercare di conservare nel tempo la stessa capacità. L’allenamento specifico consentirà di ripristinare i meccanismi energetici adeguati nel più breve tempo possibile. Lo scopo fondamentale dell’allenamento è quello di migliorare la capacità di resistenza alla fatica .

 

 

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Breve esposizione della Tecnica e della Tattica nel pugilato

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Scritto da Luca Riccardi
martedì, 15 aprile 2014

Tutti gli atleti, fin dai loro esordi, affrontano problemi di natura tattica.  L’acquisizione delle tecniche fondamentali dello sport praticato presuppone che il principiante debba risolvere anche i problemi legati alla percezione, all’analisi ed all’elaborazione delle informazioni che guidano i suoi processi decisionali e le sue condotte motorie. 
L’introduzione di un oppositore (4° stadio) produce un ulteriore incremento delle difficoltà in quanto, oltre a costituire un ostacolo per l’avvicinamento al bersaglio, per il tiro, per l’effettuazione o la parata/schivata , obbliga ad azioni difensive Le strategie per realizzare un controllo visivo in grado di rilevare un numero elevato d’informazioni provenienti da fonti diverse (Guanto, bersaglio, avversario) a questo punto diventano alquanto sofisticate. 
Il passaggio da uno stadio a quello successivo è contrassegnato dall’introduzione di nuovi elementi: all’inizio c’è soltanto la gestualità , poi si aggiunge un bersaglio, successivamente un oppositore .
Di volta in volta la persona ha dovuto adottare delle strategie per poter osservare e tenere sotto controllo elementi sempre più numerosi.

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La relazione fra Testosterone e l'allenamento nel pugilato

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Scritto da Luca Riccardi
mercoledì, 09 aprile 2014

La correlazione inversa tra testosterone e potenza aerobica deve, quantomeno, far riflettere sull’utilizzo di certe metodologie fin troppo diffuse nelle palestre di boxe che spesso finiscono col trasformare pugili in “maratoneti”, perdendo di vista le esigenze specifiche di questo sport. Il compito del tecnico-allenatore è certamente difficile, poiché molte sono le variabili di cui deve tener conto nella programmazione di un piano di allenamento; la sua competenza si concretizza anche nel prevedere l’effetto dei suoi interventi, cercando di ottimizzare non solo le sue conoscenze (mezzi e metodi) ma anche le risorse dell’atleta. A tal proposito, gli aspetti ormonali connessi all’esercizio fisico, ed in particolare quelli legati

 


L’ormone sessuale maschile diviene, quindi, protagonista di quanto fin qui esaminato: lavorare per incrementare i suoi livelli sierici, mediante un adeguato piano di sviluppo della Fmax, è fondamentale in quanto, come già affermato, questo ormone è connesso con la velocità dei movimenti, agendo da neuromodulatore e favorendo la fenotipizzazione delle fibre veloci conseguenza, è direttamente coinvolto nelle manifestazioni esplosive della forza). testosterone agisce anche stabilizzando le pompe del calcio, rendendole meno perturbate dall’abbassamento del pH ematico dovuto alla produzione dell’acido lattico (conseguenza della reiterazione della FE), rappresentando un fattore affatto trascurabile negli sport in cui la RFV è determinante.

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Gli Infortuni nella Boxe: 3 - Frattura del quinto Metacarpo

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Scritto da La Redazione
mercoledì, 02 aprile 2014

Nell' Ottica di esaudire sempre più le richieste dei nostri lettori offrendovi un servizio ricco di contenuti di qualità inauguriamo e sperimentiamo con voi, questa nuova rubrica che chiameremo "I Consigli del Fisioterapista" che tratterà i maggiori e frequenti infortuni che possono capitare a chi pratica Pugilato, con relativi consigli competenti per quanto riguarda la riabilitazione post-infortunio. 



                               Frattura del quinto Metacarpo 

                            anche chiamata "Frattura del Pugile"
 

La frattura del collo del quinto metacarpo è la frattura più frequente della mano ed è chiamata "frattura del pugile" perché il meccanismo abituale è un pugno dato di striscio che non colpisce con il secondo e terzo metacarpo, più solidi. 
I sintomi sono dolore, tumefazione e functio laesa (la riduzione della funzionalità della mano). 

                       

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sabato, 22 luglio 2017
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