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Storie di Campioni indimenticabili

Hamed, The Best! (II Parte)

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Scritto da Rugantino Marcantoni
giovedì, 25 dicembre 2014

CAMPIONE DEL MONDO!

Il passo successivo era il mondiale: lo attendeva il campione WBO dei pesi piuma, il gallese Steve Robinson, a casa sua, all’Arms Park di Cardiff. Tutto esaurito. Fuochi d’artificio e musica a bomba all’entrata di “Prince”. Un clima surreale.

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Hamed, The Best! (I Parte)

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Scritto da Rugantino Marcantoni
mercoledì, 24 dicembre 2014

Molti nemici, molto onore. Così riassumerei la carriera di quello che, a mio giudizio, è stato uno dei più grandi pesi piuma di sempre: "Prince" Naseem Hamed. Il suo carattere spocchioso, denigratorio nei confronti di qualunque avversario lo ha reso antipatico ai più ma il fatto di essere “incompreso” è tipico dei geni, di coloro che sono talmente avanti da suscitare non ammirazione ma addirittura rabbia e invidia.

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Erminio Spalla: il primo vero campione del pugilato italiano

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Scritto da Leonardo Pisani
mercoledì, 24 dicembre 2014


   ERMINIO SPALLA: ATTORE, PITTORE, SCULTORE, CANTANTE, EROE DI GUERRA E GRANDISSIMO PUGILE


                               
Sicuramente lo avete visto nella parte del barbone che improvvisava un combattimento di boxe a pugni nudi in Miracolo a Milano regia di Vittorio De Sica (1951) oppure in Poveri ma belli è un film del 1957 diretto da Dino Risi ed in tanti altri come Il mattatore sempre di Risi (1960) o nello storico Fabiola, regia di Alessandro Blasetti (1949). Spalla ha anche impersonato un personaggio lucano  in  Il Conte di Matera, un film di Luigi Capuano girato a Cinecittà, fra gli  gli attori la compianta Virna Lisi e Giacomo Rossi Stuart. Ricostruzione leggendaria della vita di Gian Carlo Tramontano, Conte di Matera fino al 1514, anno in cui venne ucciso dal popolo e prende spunto da episodi realmente accaduti a Matera nel XVI secolo, la storia però è romanzata ed ha ben poca veridicità storica.
 

Di certo Erminio Spalla fu un personaggio poliedrico, iniziò come giovane studente  di belle arti nella scuola di Brera dove fu allievo del Maestro Galli. Poi un giorno al “cinematografo” vide il filmato dell’incontro del secolo dove  il nero Jack Johnson, primo nero a vincere il titolo mondiale dei massimi mise ko al 15 round “La Speranza Bianca cioè l’ex detentore Jim Jeffries, a Reno nel Nevada il  4 luglio 1910, a bordo ring come inviato speciale anche Jack London.

 

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Max Baer: il clown col destro da KO

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Scritto da Leonardo Pisani
venerdì, 19 dicembre 2014


Nato per caso ad Omaha l''11 febbraio 1909, si trasferì presto in California, si chiamava Maximilian Adalbert Baer ma passò alla storia come Max Baer o "Madcap Maxie.
Baer arrivò per caso alla boxe (gli piaceva correre)  a causa di uno scherzo fatto per sbaglio ad un picchiatore da strada; e divenne un pugile anzi fu un mattacchione, un clown del ring, sempre pronto a fare battute anche quando combatteva, a prendere in giro gli avversari, a scherzare e fare l'istrione, il prototipo del picchiatore per eccellenza, speso scorretto, con la  dinamite nei suoi velocissimi pugni, ne sanno qualcosa i suoi 51 che non hanno sentito l’ultimo gong del match, tra i quali anche la "Montagna che cammina" l’italiano Primo Carnera che,proprio contro Max, perse il titolo mondiale dei pesi massimi il 14 giugno 1934.

 

 

Ebbene sì Max Baer fu un campionissimo, forse troppo giocherellone nella vita come nel ring, preferiva semmai il tennis, che definiva il gioco dei re e lui era il "Re de Pesi Massimi",si distraeva nei musical di Brodway, partecipava a show e film, poca palestra, poco sudore nonostante le urla del suo allenatore il mitico Jack Dempsey. Chissà, grande pugile lo fu ma forse con un briciolo di allenamento sarebbe stato insuperabile come quando nella “Battaglia dei due Max” mise K.O. un altro immenso boxer "l’ulano nero" al secolo Max Schmeling, il tedesco nato nel 1906 e morto a cento anni nel 2006.

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Bobby Chacon, l'Arturo Gatti degli anni '70 e '80

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Contributo di Carlo Tartaglia
venerdì, 28 novembre 2014

 

Gli appassionati di pugilato vanno fuori di testa quando sentono il nome di Arturo Gatti.

Il campione nato a Cassino riporta alla mente i valori più genuini della boxe e le emozioni più profonde di questo sport: Arturo è l'emblema del guerriero, dell'uomo che affronta le più disperate difficoltà con il cuore e gli attributi.


Bobby Chacon era pronto a morire combattendo. E' stato un combattente dalla generosità senza fine e ha dato spettacolo ed emozioni esattamente quanto Arturo, ma 20 anni prima di lui.


Eppure tutti sembrano essersene dimenticati.

 

 

Chacon aveva iniziato a combattere per strada, girava con una piccola gang in California, ed essendo il più piccolo degli altri dal punto di vista fisico, doveva dimostrare con i pugni di essere all'altezza della situazione e guadagnarsi il rispetto con quel feroce spirito combattivo che l'avrebbe contraddistinto per tutta la carriera.

 

Una ragazza , Valorie, che sarebbe diventata sua moglie, conobbe il Chacon di strada e lo convinse che se voleva combattere, avrebbe potuto farlo in una palestra, secondo delle regole e magari guadagnandoci pure qualcosa. Bobby all'epoca non sapeva nulla di boxe e non sapeva nemmeno che esistessero delle categorie per uomini della sua taglia, ma decise di provare.

 

Con la boxe fu amore sin da subito e Bobby si accorse di essere davvero bravo. Lo chiamavano School Boy, lo scolaretto, per la sua faccia da ragazzino che però ingannava: Chacon si trasformava in un mostro dal momento in cui suonava la campana e si faceva sul serio.

 

La sua carriera iniziava con 19 vittorie (di cui 17 per KO) prima di perdere con il grande messicano Ruben Olivares, decisamente più esperto di lui, con il quale Chacon avrebbe iniziato una delle lunghe e accese rivalità della sua vita sportiva.

 

A quella sconfitta seguirono una serie di battaglie con Danny "Little Red" Lopez, Alexis Arguello, Chucho Castillo, Rafael Limon, Cornelius Boza Edwards, e molti altri grandi della sua generazione.

 

 

Quelle guerre a suon di pugni iniziavano a diventare una droga per Chacon e una preoccupazione per la moglie Valorie.

Per la donna, vedere Chacon lottare, perdere sangue, deformarsi il viso stava diventando un dolore troppo grande, insostenibile.

 

Bobby non voleva mollare. Amava l'adrenalina della boxe e non ci avrebbe rinunciato prima di aver conquistato un altro titolo del mondo. Con gli anni però, diventava sempre più vulnerabile, le gambe perdevano forza e lo costringevano a sostare contro le corde, incassare molti colpi, flirtare con il pericolo. Valorie lo convinse ad acquistare un ranch, nella speranza che la tranquillità della natura potesse allontanare il pugile dal brivido letale della boxe.

 

"Ancora un match! Ancora un match e mi ritiro" - prometteva Chacon, ma non riusciva a mantenere.

Era troppo testardamente innamorato di quello stile di vita, era nato per combattere, la gente impazziva per lui. Non avrebbe mollato.

Valorie invece, non poteva più sopportare di vederlo cosi'. Un giorno di marzo 1982, la donna baciò le foto dei figli, chiuse a chiave la porta della camera da letto e si tolse la vita con un fucile.

 


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YOUNG CORBETT III: il Guerriero di Rionero in Vulture, RE dei pesi Welter e pesi Medi

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Scritto da Leonardo Pisani
martedì, 25 novembre 2014

Era un giorno del 1933, probabilmente Raffaele Giordano prima dell’importante incontro che lo attendeva, si rilassava con il suo hobby preferito coltivare la vite nelle fertili terre della California, come facevano i suoi antenati nella lontana Lucania, pensava alla sua carriera di pugile. Nonostante i suoi 28 anni, era un veterano: aveva sostenuto già 130 incontri, da quando, appena quattordicenne, salì la prima volta sul ring; era un peso piuma; lo speaker lo annuncio come Ralf Giordano, la lo slang californiano non era adatto usciva un pessimo suono; e poi era un “dago” il nomignolo intriso di razzismo con il quale si chiamavano gli americani. Così scelse un nome irlandese come facevano tanti boxer del bel paese per favorire la carriera come fece Ugo Miceli che diventò Hugo Kelly un re del ko, oppure  il formidabile piuma siciliano Giuseppe Corrora diviene Johnny Dundee, addirittura l’altro lucano  Giuseppe Di Melfi divenne Young Zulu Kid.

Il giovane Giordano scelse allora Young Corbett III, a prendere l’eredità di quello straordinario campione dei piuma che fu William Rothwell, un duro e selvaggio uomo del west conosciuto come Young Corbett II. In 14 anni di combattimenti Young Corbett III aveva affrontato tutti i migliori pugili, dai pesi piuma ai welter, rare sconfitte accompagnate da chiarissime vittorie, grazie alla sua velocità e tecnica; un guardia destra dalla boxe spumeggiante, ma fu anche il suo dramma: vinceva ed era talmente forte che faceva il vuoto attorno a sé, ed i campioni mondiali evitavano di difendere la corna contro il terribile mancino lucano. Ma ripercorriamo la vita di Raffaele Giordano, nato a Rionero in Vulture il 27 maggio 1905.
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Carnera: un Gigante coraggioso dal cuore d'oro

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Scritto da Leonardo Pisani
giovedì, 30 ottobre 2014

Era il 25 ottobre 1906, nasce un bimbo dallo straordinario peso di otto kg, gia si intravedevano il metro e 75 centimetri di quando aveva dodici anni, gia uomo quando era bambino; e poi i suoi due metri che diventavano 204 o 205 asseconda dei giornali e delle misure. Era enorme da piccolo tanto che grande e forte era burlato dai compagni perchè fidanzato della maestra. Cresciuto la sua mole non lo aiutò nella gioventù, troppo grande per avere vestiti normali in quella famiglia povera di Sequals, provincia di Udine e quei piedi di 30 centimetri e passa che volevano scarpa da 52, fu costretto ad andare a piedi nudi per tanto tempo. Alto, Buono, Gentile di animo ma sempre affamato; questi era Primo Carnera, nato il 25 ottobre a Selquas, presto emigrato in Francia per trovare lavoro e possibilmente far scomparire quello enorme appetito che aveva.
 

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John Stracey. Un ricordo della sua impresa contro il leggendario Jose Napoles

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Scritto da Rugantino Marcantoni
lunedì, 25 agosto 2014

                                   
Oggi, a pochi giorni dalla grande impresa di Kell Brook, voglio narrarvi di un altro grande pugile inglese che, circa quaranta anni fa, sempre nella categoria dei pesi welter, compì un’impresa rimasta scolpita nella Storia del Pugilato.
 
 

Era il 6 dicembre 1975, la Plaza de Toros  di Città del Messico era stracolma: quasi 60.000 tifosi scatenati erano venuti in massa per vedere il grande Josè Napoles compiere l’ennesimo capolavoro.

Questa volta l’avversario veniva dall’Inghilterra, si chiamava John Stracey (In foto): per tutti, il giovane londinese era destinato ad una sonora sconfitta, nessuno, infatti, avrebbe scommesso un centesimo su di lui.
 
 

Napoles era, infatti, un'autentica leggenda vivente, uno dei pochi pugili che, almeno nella categoria dei pesi welter,  meritano di essere messi sullo stesso piano di Sugar Ray Robinson. Napoles era un trentacinquenne cubano che si era trasferito in Messico per poter continuare la sua attività di pugile professionista dopo che, Fidel Castro vietò, nei primi anni ’60, il pugilato professionistico a Cuba. I messicani lo ritenevano, a tutti gli effetti, un loro pugile e un eroe nazionale. Vinse il Titolo Mondiale dei pesi Welter nel 1969, in California, contro Curtis Cokes.  

 

 

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Joe Bowker: la storia di un campione umile

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Scritto da Rugantino Marcantoni
lunedì, 18 agosto 2014

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

l giovane Joe Bowker, viveva in condizioni di povertà assoluta, in una delle migliaia di anonime case che facevano parte dello “slum” di Salford, alla periferia di Manchester. Alla fine del 1800, quello era uno dei posti peggiori dove poter vivere: Salford era un dormitorio per disperati, costretti a vivere, in tutti i sensi, ai margini della società.                          

 

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Jock McAvoy: un re senza corona

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Scritto da Rugantino Marcantoni
giovedì, 14 agosto 2014

Oggi vi racconto la storia di un vero re senza corona: la storia di Jock McAvoy.

Non tutti gli appassionati di pugilato conoscono Jock McAvoy, (foto boxrec.com) eppure, se chiedete ad un intenditore inglese di vecchia data, non esiterà a dirvi che era uno dei pesi medi dotati del pugno più devastante della storia. Le statistiche parlano da sole: su 147 incontri, McAvoy, ne vinse 132 di cui ben 91 prima del limite! (fonte: “McAvoy: Portrait of a Fighting Legend” di Brian Hughes M.B.E.)


 

                  

 

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I

                                                                

 

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Matthew Saad Muhammad, il guerriero dagli occhi tristi

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Contributo di Carlo Tartaglia
mercoledì, 09 luglio 2014

 

Il pugilato è fatto di uomini e storie straordinarie. Non sempre si tratta di racconti a lieto fine, a volte c'è persino del tragico, ma in ogni caso meritano di essere raccontate. 


Mistero e abbandono sono state componenti ricorrenti nella vita di Matthew Saad Muhammad. Misteriosa la sua età, sconosciuto è stato a lungo anche il suo vero nome.

 

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mercoledì, 26 luglio 2017
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