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Storie di Campioni indimenticabili

Fast food & counter right: la storia di James Toney

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Contributo di Carlo Tartaglia
venerdì, 20 giugno 2014

 

Quando un atleta può contare su talenti e doti fisiche straordinarie, in genere il suo più grande avversario è se stesso. 


Tutto questo trova conferma nella storia di James Nathaniel Toney, che è sempre stato un amante degli eccessi, del cibo dei fast-food, e ha sempre odiato il road-work, la corsa e gli esercizi in palestra.

Voleva solo combattere. Solo sparring e niente di più. Un'abitudine svelata dai suoi ex trainer Freddie Roach ed Eddie Mustafa Muhammad, e che sarebbe diventata l'origine di tutti i suoi guai.


Ma partiamo dall'inizio.

 

 

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Johnny Tapia, il campione maledetto

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Contributo di Carlo Tartaglia
venerdì, 06 giugno 2014

 

La storia di John Lee Tapia sarebbe potuta diventare una favola, il racconto di un ragazzino violento e cresciuto senza l'affetto dei genitori che trovava nella boxe il successo e l'amore dei fan. E invece il destino aveva progettato qualcosa di diverso per "Mi Vida Loca".

 

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Carmen Basilio, il guerriero che non conobbe resa

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Contributo di Carlo Tartaglia
venerdì, 30 maggio 2014

 

La scienza del pugilato è "hit and not get hit", colpisci e non farti colpire. Di tanto in tanto però, nella storia della boxe, hanno trovato la propria strada anche pugili che sapevano sopperire all'assenza di una tecnica straordinaria attraverso doti umane come il coraggio, la resistenza, la tenacia, la forza di volontà. Si tratta dei cosi' detti guerrieri del ring, e tra i più grandi esponenti di questa categoria c'è l'italo-americano Carmen Basilio.
Questo pugile, che emozionava il pubblico negli anni '50, è ancora oggi ricordato tra i più coraggiosi combattenti che la storia abbia conosciuto.

 

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Chris Eubank e Chris Eubank Jr: così uguali così diversi

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Scritto da Rugantino Marcantoni
giovedì, 29 maggio 2014

 


"No! Tu non combatterai! Togliti dala testa di emulare le mie imprese, ragazzo, la boxe è uno sport troppo pericoloso!"

Questa era una delle innumerevoli “paternali” fatte da Chris Eubank a suo figlio che si chiama come il leggendario campione, Chris Eubank, con l’aggiunta di junior.

“Potresti rimanere sfigurato e poi la boxe ti consuma” continuava a ripetere Eubank senior, “non vedi quanti campioni hanno avuto problemi di salute dopo tutti i pugni presi in carriera?”.

Il padre, tuttavia, non si accorgeva che, più cercava di distogliere il figlio da quell’idea “malsana”, più le velleità di Junior divenivano forti: aveva visto i tanti filmati sulla vita pugilistica del padre, gli erano rimaste impresse nella mente le bandiere britanniche sventolate orgogliosamente da tutta la Nazione quando il grande Chris illuminava le notti di milioni di suoi connazionali con imprese leggendarie.

E’ difficile essere il figlio di una leggenda e per Chris Eubank Jr tale “regola” non faceva accezione: tutti lo fermavano per strada e gli ricordavano gli incontri del padre, le sfide con Steve Collins, Nigel Benn, Michael Watson rappresentanti di quella potenza di prim’ordine qual’era (ancora più di oggi) la boxe britannica degli anni 80.  

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Ted "Kid" Lewis, la "Sfinge di Aldgate"

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Scritto da Rugantino Marcantoni
martedì, 13 maggio 2014


        
(Foto boxing.com)                                                          (Foto ladylamo.blogspot.com)




Ted “Kid” Lewis, per molti anni, è stato considerato, dagli americani,  il miglior pugile inglese ad aver combattuto negli USA.

Lo stesso Mike Tyson, grande conoscitore della storia del pugilato (come forse non tutti sanno), lo ha definito il miglior pugile inglese della storia. 

Addirittura, quando morì, nel 1970, una televisione americana mandò in onda un servizio completamente dedicato a lui.

Eppure, come è noto, gli americani non sono molto teneri con gli inglesi (e viceversa) e non si lasciano mai andare a facili complimenti ma Ted Lewis è stato davvero un combattente speciale, una stella di prima grandezza.

Volete qualche dato? Ha combattuto ben 299 incontri, vincendone ben 233, passando dai pesi piuma ai pesi medio massimi (sì, avete capito bene….), e conquistando i seguenti titoli:  1. Campione britannico dei pesi piuma, welter, medi e medio massimi; 2. Campione del Commonwealth (che all’epoca valeva quasi quanto un mondiale) dei pesi welter, medi e medio massimi; 3. Campione europeo dei pesi piuma, welter e medi; 4. Campione mondiale dei pesi welter.

Pochissimi altri pugili hanno vinto più incontri di Ted “Kid” Lewis in tutta la storia del pugilato.

Si contano sulle dita di una mano (o forse meno) i pugili di quel periodo che possono vantarsi di aver vinto, inoltre, ben undici incontri validi per il titolo mondiale (dei pesi welter), come ha fatto “The Aldgate Sphinx”, (la Sfinge di Aldgate) suo nickname.

Ted “Kid” Lewis faceva spavento solo a vederlo: aveva una faccia da pazzo  e combatteva con una tale ferocia da “mettere alla prova” il malcapitato avversario al solo tentativo di guardarlo dritto negli occhi. Lo chiamavano la "Sfinge di Aldgate" per lo sguardo impassibile che riusciva a tenere durante i combattimenti, anche nelle fasi più dure: era impressionante.

Quel volto massacrato dai migliaia di pugni presi nel corso della carriera ne acuiva l’aspetto rude e poco rassicurante.

Non aveva una tecnica pugilistica raffinata, lui puntava tutto sulla grinta, la tenacia e l’incredibile voglia di vincere.

Se si esamina la sua carriera, si può notare, che in appena cinque anni, ha combattuto negli USA quasi cento incontri (!) e in diciannove di questi ha affrontato l’unico uomo in grado di reggere il confronto con lui per stabilire chi fosse il miglior peso welter del mondo: Jack Britton.

Di queste diciannove battaglie, tre le vinse Lewis, quattro Britton e una fini in pareggio. Le rimanenti undici, finirono con il verdetto di “No Decision”, come spesso succedeva nell’America di quell’epoca.

Infatti, siccome, la boxe, in molti stati degli USA, era illegale, non era permesso all’arbitro assegnare un verdetto: tuttavia, vista l’enorme popolarità del pugilato  e la grande diffusione delle scommesse, spesso il verdetto veniva dato dai quotidiani il giorno successivo all’incontro.

Ebbene considerando i verdetti dei giornali, Lewis ne vinse quattro e Britton cinque e due finirono in pareggio: tutti incontri disputati in terra americana, però, a “casa” di Britton…

Nonostante Ted “Kid” Lewis visse lontano dall’Inghilterra per tutti gli anni della Prima Guerra Mondiale, la sua popolarità in patria non venne mai meno.

Forse era perché nessun a nessun uomo sano di mente sarebbe venuto in mente di mettersi in contrasto con Ted “Kid” Lewis, e allora era meglio rispettarlo e farselo amico: Lewis è sempre stato un uomo che intimidiva, spaventava, al di là della sua generosità e umiltà.

Un fatto in particolare può aiutare a capire meglio questa sorta di reverenza che tutti, anche coloro a cui per un motivo o un altro non andava a genio, avevano nei suoi confronti.

Nel 1930, trovò lavoro come guardia del corpo di Oswald Mosley, leader del Partito Fascista Britannico: non proprio un occupazione ordinaria, se si considera che Ted “Kid” Lewis era un ebreo!!!     

Perfino coloro che lo avevano perseguitato duramente e quotidianamente durante l’infanzia, preferirono, dunque, averlo al proprio fianco anziché continuare a manifestargli odio razziale. 

  (Foto Library of Congress)                                                                                              
 Ted (Kid) Lewis.jpg                                                                               

Nacque il 28 ottobre 1893 da una famiglia poverissima di origine ebrea, ad Aldgate Pump, una frazione dell’ East End di Londra, vastissima zona periferica della Capitale britannica che è sempre stata una fucina di campioni.

Il suo nome di nascita era Gershon Mendelhoff, ma da quando si iscrisse al London Judean Athletic Club, per imparare a difendersi dai continui attacchi di gang anti semite, si fece chiamare “Kid” Lewis (Ted venne aggiunto durante la sua permanenza in USA).

Ted, non voleva che i suoi severissimi genitori, contrari alla sua volontà di diventare un pugile, venissero a sapere che combatteva, quindi, si iscrisse alla palestra con un nome diverso da quello di battesimo: decise, infatti, di farsi chiamare Lewis, come Harry Lewis, il campione del mondo dei pesi welter di quel tempo e aggiunse il nomignolo “Kid”, come andava in voga allora.

Combatteva per una miseria, spesso solo per una manciata di pennies o per una tazza di tè e, a quattordici anni, quando vinse il torneo riservato ai pesi mosca del Club, portò a casa un trofeo in finto argento.

Camminava spesso scalzo (non poteva permettersi di comprare un paio di scarpe) e ciò gli causò gravi problemi ai piedi che si manifestarono nel corso della sua lunga carriera.

Passò professionista nel 1909 ad appena sedici anni e, dopo soli quattro anni, (nel 1913) vinse il titolo britannico dei pesi piuma contro Alec Lambert e, nel 1914, quello europeo, ai danni del francese Paul Til.    

Lewis, quando vinse il titolo britannico dei pesi piuma, aveva già fatto oltre cento match (!): a volte combatteva due o tre volte in una sola settimana.

Dopo aver vinto il titolo europeo, nel vecchio continente non aveva avversari, allora andò a farsi conoscere prima in Australia, macinando vittorie a ripetizione e poi al di là dell’Oceano, in cerca di migliori guadagni.

Negli USA battè, tra gli altri, fior di campioni come Willie Ritchie, Lockport Jimmy Duffy, Johnny Tilman e ottenne un   pareggio con  il leggendario Benny Leonard.

In quegli anni trascorsi in America, Ted “Kid” Lewis si stima che guadagnò l’incredibile somma di 500.000 dollari americani (una cifra da super star, all’inizio del 900), tuttavia, la sua ricchezza non durò a lungo,  non solo perché gli piacevano i lussi e gli eccessi che durante l’infanzia non poteva permettersi ma anche perché aiutava continuamente tutti i “senza tetto” che incontrava, ai quali elargiva sempre somme spropositate.

Si racconta, inoltre, che ogni volta che si recava nell’East End londinese, lanciava dal finestrino della sua auto monete e banconote sulle strade per aiutare tutte le famiglie povere.    

Ritornò in Inghilterra dopo aver vinto il titolo mondiale dei pesi welter e riconquistò il titolo britannico ed  europeo dei pesi welter battendo il forte gallese Johnny Basham.

Il culmine della sua smodata fiducia in se stesso lo condusse a tentare una sfida impossibile, riuscire a vincere il titolo mondiale dei pesi massimi che apparteneva nientemeno che a Jack Dempsey.

Prima però dovette passare tra le grinfie di George Carpentier in una sfida valevole per il titolo mondiale dei pesi medio massimi.

Pur pesando quasi tredici chili meno del francese, Ted “Kid” Lewis, in quel combattimento, attaccò come un matto: alla prima ripresa, l’arbitro Joe Palmer, mise una mano sulla spalla dell’inglese invitandolo a non “tenere” l’avversario, ma, proprio in quel momento, un destro potente di Carpentier, lo colse di sorpresa e lo fece andare al tappeto definitivamente.

Lewis si sentì truffato ma, da grande sportivo qual’era, non contestò mai apertamente quel verdetto, come invece, fece la folla infuriata dell’Olympia Kensington di Londra.          

Nonostante quella sconfitta bruciante, Lewis combattè per altri sette anni vincendo, il titolo britannico, del Commonwealth ed europeo dei pesi medi, battendo avversari di spessore come Roland Todd, Frank Burns.

Si tolse anche la soddisfazione di vincere il titolo britannico dei medio massimi, battendo per TKO alla 14° ripresa Boy McCormick

Ted “Kid” Lewis è da tempo inserito nella International Boxing Hall of Fame e grandi opinionisti di boxe come Nat Fleischer e Charley Rose lo hanno classificato tra i primi quattro miglior pesi welter della storia. 

 

              

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Jimmy Wilde, la leggenda dei pesi mosca

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Scritto da Rugantino Marcantoni
venerdì, 02 maggio 2014

 

Nel Regno Unito sono nati una miriade di pugile che hanno scritto la storia del nostro sport e che un vero appassionato di boxe non può non considerare.
Chiunque abbia dato un’occhiata alla nazionalità dei pugili presenti nella celeberrima Boxing Hall of Fame, si sarà accorto che, dopo gli USA e il Messico (che ha 14 pugili), il Regno Unito figura, al terzo posto, con ben tredici pugili e che, dei quattro irlandesi presenti, ben tre (Nompareil Jack Dempsey, Jimmy Mclarnin e Jack MCauliffe) sono nati quando l’Isola Verde si trovava sotto il dominio britannico. 

In particolare, agli inizi del 900, quando gli uomini erano, probabilmente, più uomini di quanto non lo siano ora (scusate il gioco di parole), il Regno Unito dominava la scena pugilistica mondiale insieme agli USA.

Il pugile britannico più glorioso, tra quelli attivi agli inizi del 900 è, senza dubbio, Jimmy Wilde, uno di quelli che merita di essere ricordato, per sempre, da tutti gli appassionati del nostro sport. 

Il suo curriculum è quanto di meglio si possa trovare negli archivi storici del pugilato mondiale: 139 vittorie (di cui 99 per ko) e solo 4 sconfitte.

 

 

 

 


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martedì, 26 settembre 2017
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