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Lo stakanovista del ring: quando conobbi Holyfield

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Scritto da Franco Ligas
mercoledì, 21 maggio 2014

Conobbi Evander Holyfield il 7 maggio 1985 a Lake Tahoe in Nevada, nella mia prima trasferta negli Stati Uniti.

Se Umberto Branchini ingaggiò da prof i nostri magnifici otto delle olimpiadi di Los Angeles, la stessa cosa fece il suo amico Lou Duva con le stars americane di quella stessa Olimpiade.
Al Caesars Tahoe di Stateline, quella sera combatterono i vari Breland, Whitaker, Taylor e il nostro Francesco Damiani. Ospite d’onore di quella serata era Holyfield.
(Evander a LA conquistò soltanto il bronzo dei 90 kg perché fu squalificato in semifinale per aver colpito al suono del gong il neozelandese Kevin Barry).

Mi rimase impresso il suo aspetto sempre sorridente ed elegante. Il colletto della camicia era bianchissimo e sembrava inamidato. Spiccava in quel collo, anch’esso dritto, rigido e lungo. Non si allontanava mai dal suo procuratore per il quale nutriva grande stima. Fu Lou Duva a convincerlo a fare il salto di categoria nei massimi. Un pò perché il titolo mondiale massimi leggeri non fruttava tanti dollari ma soprattutto perché c’erano i numeri per primeggiare anche nella categoria dei massimi. Nell’era Mike Tyson i dollari spuntavano come funghi. (A questo salto in alto non rinunciò nemmeno Michael Spinks mondiale mediomassimi da 1981 al 1985 e dei massimi, battendo Larry Holmes, dal 1985 al 1987).

 

Conobbi Evander Holyfield il 7 maggio 1985 a Lake Tahoe in Nevada, nella mia prima trasferta negli Stati Uniti.

Se Umberto Branchini ingaggiò da prof i nostri magnifici otto delle olimpiadi di Los Angeles, la stessa cosa fece il suo amico Lou Duva con le stars americane di quella stessa Olimpiade.
Al Caesars Tahoe di Stateline, quella sera combatterono i vari Breland, Whitaker, Taylor e il nostro Francesco Damiani. Ospite d’onore di quella serata era Holyfield.
(Evander a LA conquistò soltanto il bronzo dei 90 kg perché fu squalificato in semifinale per aver colpito al suono del gong il neozelandese Kevin Barry).

Mi rimase impresso il suo aspetto sempre sorridente ed elegante. Il colletto della camicia era bianchissimo e sembrava inamidato. Spiccava in quel collo, anch’esso dritto, rigido e lungo. Non si allontanava mai dal suo procuratore per il quale nutriva grande stima. Fu Lou Duva a convincerlo a fare il salto di categoria nei massimi. Un pò perché il titolo mondiale massimi leggeri non fruttava tanti dollari ma soprattutto perché c’erano i numeri per primeggiare anche nella categoria dei massimi. Nell’era Mike Tyson i dollari spuntavano come funghi. (A questo salto in alto non rinunciò nemmeno Michael Spinks mondiale mediomassimi da 1981 al 1985 e dei massimi, battendo Larry Holmes, dal 1985 al 1987).

Ma torniamo a Holyfield. Il primo incontro nella nuova categoria lo disputò nel luglio 1988 ma, prima di entrare nel suo record, dobbiamo chiederci e dire chi erano l’uomo e l’atleta.
Cresciuto dalla madre e dalla nonna, dimostrò subito senso di appartenenza alla grande boxe e spirito di sacrificio. È stato il primo a curare in maniera scientifica il fisico. Lavorava, tutti i giorni, per ore e ore con quegli infernali attrezzi che l’industria americana del fitness sfornava. Nei periodi di riposo attivo si allenava per otto ore al giorno. Sono gli anni in cui il collo sembrava meno lungo grazie al lavoro fatto sui trapezi. Aveva costruito una paratia davanti ai reni e al fegato. Era meticoloso e voleva il meglio. Si era costruito un fisico da vero massimo. (da atleta vero ricordiamo che nel 1988 sconfisse negli ottocentro metri l’olimpionico dei 100, 200 e del lungo Carl Lewis).
Le sue prime vittime furono James Tillis, il primo a chiudere ai punti contro Tyson, poi Pinklon Thomas e Michael Dokes.
Dove c’era Tyson compariva all’improvviso lui. Sorridente e convinto che prima o poi l’avrebbe incontrato. Aveva stampato delle magliette bianche che distribuiva con parsimonia. Una la riportai in Italia. La nascosi così bene da non trovarla più. Me la regalò al termine di un’intervista rilasciata alla vigilia di Bruno-Tyson mondiale WBC del 16 marzo 1996.

In quei giorni c’erano i fratelli Klitschko ma li ignorò. In quella intervista mi disse: “…prima o poi lo incrocerò sul ring (Tyson) e lo batterò con la mia intelligenza...
Da quel giorno intensificò i suoi allenamenti massacranti alternando le macchine alla corsa. Come sparring partner scelse pugili abituati a ricorrere alle furbizie per sopravvivere con la boxe. Tutte astuzie che ha sfruttato al meglio contro Iron Mike. Fù una corsa di fondo ma al traguardo arrivò lavorando, soffrendo e ancora lavorando e soffrendo. Furono quelle astuzie o piccole scorrettezze che mandarono Tyson in tilt.

Ancora oggi sono comunque convinto che il Tyson pre-carcere avrebbe vinto.
La sua arcinota intelligenza pugilistica non gli ha impedito di commettere tanti errori da uomo, marito e padre.

- See more at: http://www.francoligas.it/pugilato/lo-stakanovista-del-ring/#sthash.lKusqL9A.dpuf

Conobbi Evander Holyfield il 7 maggio 1985 a Lake Tahoe in Nevada, nella mia prima trasferta negli Stati Uniti.

Se Umberto Branchini ingaggiò da prof i nostri magnifici otto delle olimpiadi di Los Angeles, la stessa cosa fece il suo amico Lou Duva con le stars americane di quella stessa Olimpiade.
Al Caesars Tahoe di Stateline, quella sera combatterono i vari Breland, Whitaker, Taylor e il nostro Francesco Damiani. Ospite d’onore di quella serata era Holyfield.
(Evander a LA conquistò soltanto il bronzo dei 90 kg perché fu squalificato in semifinale per aver colpito al suono del gong il neozelandese Kevin Barry).

Mi rimase impresso il suo aspetto sempre sorridente ed elegante. Il colletto della camicia era bianchissimo e sembrava inamidato. Spiccava in quel collo, anch’esso dritto, rigido e lungo. Non si allontanava mai dal suo procuratore per il quale nutriva grande stima. Fu Lou Duva a convincerlo a fare il salto di categoria nei massimi. Un pò perché il titolo mondiale massimi leggeri non fruttava tanti dollari ma soprattutto perché c’erano i numeri per primeggiare anche nella categoria dei massimi. Nell’era Mike Tyson i dollari spuntavano come funghi. (A questo salto in alto non rinunciò nemmeno Michael Spinks mondiale mediomassimi da 1981 al 1985 e dei massimi, battendo Larry Holmes, dal 1985 al 1987).

Ma torniamo a Holyfield. Il primo incontro nella nuova categoria lo disputò nel luglio 1988 ma, prima di entrare nel suo record, dobbiamo chiederci e dire chi erano l’uomo e l’atleta.
Cresciuto dalla madre e dalla nonna, dimostrò subito senso di appartenenza alla grande boxe e spirito di sacrificio. È stato il primo a curare in maniera scientifica il fisico. Lavorava, tutti i giorni, per ore e ore con quegli infernali attrezzi che l’industria americana del fitness sfornava. Nei periodi di riposo attivo si allenava per otto ore al giorno. Sono gli anni in cui il collo sembrava meno lungo grazie al lavoro fatto sui trapezi. Aveva costruito una paratia davanti ai reni e al fegato. Era meticoloso e voleva il meglio. Si era costruito un fisico da vero massimo. (da atleta vero ricordiamo che nel 1988 sconfisse negli ottocentro metri l’olimpionico dei 100, 200 e del lungo Carl Lewis).
Le sue prime vittime furono James Tillis, il primo a chiudere ai punti contro Tyson, poi Pinklon Thomas e Michael Dokes.
Dove c’era Tyson compariva all’improvviso lui. Sorridente e convinto che prima o poi l’avrebbe incontrato. Aveva stampato delle magliette bianche che distribuiva con parsimonia. Una la riportai in Italia. La nascosi così bene da non trovarla più. Me la regalò al termine di un’intervista rilasciata alla vigilia di Bruno-Tyson mondiale WBC del 16 marzo 1996.

In quei giorni c’erano i fratelli Klitschko ma li ignorò. In quella intervista mi disse: “…prima o poi lo incrocerò sul ring (Tyson) e lo batterò con la mia intelligenza...
Da quel giorno intensificò i suoi allenamenti massacranti alternando le macchine alla corsa. Come sparring partner scelse pugili abituati a ricorrere alle furbizie per sopravvivere con la boxe. Tutte astuzie che ha sfruttato al meglio contro Iron Mike. Fù una corsa di fondo ma al traguardo arrivò lavorando, soffrendo e ancora lavorando e soffrendo. Furono quelle astuzie o piccole scorrettezze che mandarono Tyson in tilt.

Ancora oggi sono comunque convinto che il Tyson pre-carcere avrebbe vinto.
La sua arcinota intelligenza pugilistica non gli ha impedito di commettere tanti errori da uomo, marito e padre.

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Conobbi Evander Holyfield il 7 maggio 1985 a Lake Tahoe in Nevada, nella mia prima trasferta negli Stati Uniti.

Se Umberto Branchini ingaggiò da prof i nostri magnifici otto delle olimpiadi di Los Angeles, la stessa cosa fece il suo amico Lou Duva con le stars americane di quella stessa Olimpiade.
Al Caesars Tahoe di Stateline, quella sera combatterono i vari Breland, Whitaker, Taylor e il nostro Francesco Damiani. Ospite d’onore di quella serata era Holyfield.
(Evander a LA conquistò soltanto il bronzo dei 90 kg perché fu squalificato in semifinale per aver colpito al suono del gong il neozelandese Kevin Barry).

Mi rimase impresso il suo aspetto sempre sorridente ed elegante. Il colletto della camicia era bianchissimo e sembrava inamidato. Spiccava in quel collo, anch’esso dritto, rigido e lungo. Non si allontanava mai dal suo procuratore per il quale nutriva grande stima. Fu Lou Duva a convincerlo a fare il salto di categoria nei massimi. Un pò perché il titolo mondiale massimi leggeri non fruttava tanti dollari ma soprattutto perché c’erano i numeri per primeggiare anche nella categoria dei massimi. Nell’era Mike Tyson i dollari spuntavano come funghi. (A questo salto in alto non rinunciò nemmeno Michael Spinks mondiale mediomassimi da 1981 al 1985 e dei massimi, battendo Larry Holmes, dal 1985 al 1987).

Ma torniamo a Holyfield. Il primo incontro nella nuova categoria lo disputò nel luglio 1988 ma, prima di entrare nel suo record, dobbiamo chiederci e dire chi erano l’uomo e l’atleta.
Cresciuto dalla madre e dalla nonna, dimostrò subito senso di appartenenza alla grande boxe e spirito di sacrificio. È stato il primo a curare in maniera scientifica il fisico. Lavorava, tutti i giorni, per ore e ore con quegli infernali attrezzi che l’industria americana del fitness sfornava. Nei periodi di riposo attivo si allenava per otto ore al giorno. Sono gli anni in cui il collo sembrava meno lungo grazie al lavoro fatto sui trapezi. Aveva costruito una paratia davanti ai reni e al fegato. Era meticoloso e voleva il meglio. Si era costruito un fisico da vero massimo. (da atleta vero ricordiamo che nel 1988 sconfisse negli ottocentro metri l’olimpionico dei 100, 200 e del lungo Carl Lewis).
Le sue prime vittime furono James Tillis, il primo a chiudere ai punti contro Tyson, poi Pinklon Thomas e Michael Dokes.
Dove c’era Tyson compariva all’improvviso lui. Sorridente e convinto che prima o poi l’avrebbe incontrato. Aveva stampato delle magliette bianche che distribuiva con parsimonia. Una la riportai in Italia. La nascosi così bene da non trovarla più. Me la regalò al termine di un’intervista rilasciata alla vigilia di Bruno-Tyson mondiale WBC del 16 marzo 1996.

In quei giorni c’erano i fratelli Klitschko ma li ignorò. In quella intervista mi disse: “…prima o poi lo incrocerò sul ring (Tyson) e lo batterò con la mia intelligenza...
Da quel giorno intensificò i suoi allenamenti massacranti alternando le macchine alla corsa. Come sparring partner scelse pugili abituati a ricorrere alle furbizie per sopravvivere con la boxe. Tutte astuzie che ha sfruttato al meglio contro Iron Mike. Fù una corsa di fondo ma al traguardo arrivò lavorando, soffrendo e ancora lavorando e soffrendo. Furono quelle astuzie o piccole scorrettezze che mandarono Tyson in tilt.

Ancora oggi sono comunque convinto che il Tyson pre-carcere avrebbe vinto.
La sua arcinota intelligenza pugilistica non gli ha impedito di commettere tanti errori da uomo, marito e padre.

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Italy vs The World! Quinta puntata: Emanuele Della Rosa

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Scritto da Franco Ligas
mercoledì, 07 maggio 2014

Il nostro pugilato professionistico non gode purtroppo di straordinaria salute. In questo momento, nonostante la frammentazione delle sigle mondiali renda un po' più semplice per i pugili ottenere una chanche iridata rispetto al passato, nessun atleta italiano detiene una cintura fra le quattro più importanti (WBC, WBA, WBO e IBF). Ci siamo dunque chiesti se ciò sia dovuto esclusivamente a una disparità di livello tra i migliori esponenti della nostra boxe e i corrispettivi campioni internazionali o se il basso peso politico dei nostri manager renda ulteriormente difficoltoso l'allestimento di match iridati per nostri pugili che magari li meriterebbero. Premesso che la verità in questi casi sta solitamente nel mezzo, abbiamo provato a dare una risposta mettendo a confronto i primi dieci pugili italiani P4P secondo la classifica del celebre sito Boxrec.com con i paripeso campioni mondiali di sigla azzardando un pronostico per ciascun fantasy-match.



Emanuele Della Rosa

 

Emanuele Della Rosa, pur non essendo dotato del cosiddetto pugno risolutore, è un pugile aggressivo e tenace. La sua boxe è spiccatamente offensiva e si fonda su un pressing asfissiante e un gran numero di colpi portati a distanza ravvicinata. Nella prima parte della sua carriera professionistica il pugile romano si era attirato molte critiche da parte degli addetti ai lavori per via del suo stile confusionario e spesso ai limiti del regolamento; alcuni match, specialmente quello con il serbo Bogdan Mitic, erano infatti risultati assai vicini a risse da bar con continui clinch e molto lavoro per l'arbitro. Pian piano però Ruspa ha affinato il proprio pugilato rendendolo meno selvaggio e più disciplinato. da segnalare la sua tendenza a ferirsi piuttosto facilmente.

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I PESI PIUMA: Tutti gli Incontri di una delle categorie più attive

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Scritto da La Redazione
martedì, 06 maggio 2014


L'annuncio ufficiale di alcuni match importantissimi ci fornisce la giusta occasione per analizzare una delle categorie più attive nell'attuale panorama pugilistico 

mondiale come andremo ad esaminare in questa panoramica dei Pesi Piuma.
                                                     
WBC
Johnny Gonzales (In Foto con Nacho Beristain) è l'attuale Campione WBC, titolo ottenuto nella notte speciale di Carson in cui in appena 1 Round sconfisse Abner Mares in piena ascesa divenendo Campione. Gonzales tornerà sul ring il 24 Maggio per difendere volontariamente il suo titolo contro il semisconosciuto Clive Atwell prima  di affrontare il vincente della sfida tra Lee Selby e Koasicha nell'eliminatoria WBC che Warren sta organizzando il 17 Maggio a Cardiff (Leggi QUI)



SONSONA - Wilfredo VAZQUEZ JR.
Marvin" Marvelous" Sonsona ex campione di sigla WBO dei SuperMosca ha sbalordito tutti gli appassionati nel suo ultimo match sul ring di Macao mettendo KO con un devastante montante sinistro il favorito Akifumi Shimoda e proiettandosi così nella Top10 di tutti i ranking mondiali. (KO di questa settimana) Ora la possibilità, per il filippino, di vendicare proprio l'unica sconfitta in carriera patita contro un Campione del calibro di Wilfredo Vazquez jr.

Vazquez Jr.(23-3-1, 19 KO) ha recentemente firmato con Cotto Promotiones ed ha un parziale di 3 incontri vinti e 3 persi negli ultimi 6 match disputati. Vazquez ha infatti perso a sorpresa il suo titolo contro Jorge Arce nel 2011 e fallito poi l'assalto all'allora Campione dei SuperGallo Nonito Donaire (IN FOTO) per poi  sconfiggere successivamente l'imbattuto Guillermo Avila nel mese di settembre. E' stato il grande promoter Sampson Lewkowicz, che cura gli interessi di Sonsona a confermare che l'attesa rivincità avrà luogo nel sottoclou di "Maravilla" Martinez-Miguel Cotto il 7 giugno al Madison Square Garden di New York.

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Il bivio di Chavez Jr.

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Scritto da La Redazione
mercoledì, 30 aprile 2014


L'ex campione WBC dei pesi medi Julio Cesar Chavez Jr. annuncia che non firmerà nessuna proroga di 3 incontri con Top Rank. Il figlio del leggendario pugile messicano vorrebbe invece diventare un free agent al termine del suo contratto che lo lega a Bob Arum e amministrarsi così autonomamente sul modello di Mayweather Jr. o Cotto per citare un esempio.
     
Chavez Jr non vuole mettere in discussione in alcun modo l'attesissima sfida con Gennady Golovkin prevista per  il 19 luglio, ma non è disposto a firmare la proroga di altri 3 combattimenti come la Top Rank ha posto come condizione vincolante per affrontare il kazako. 
   

 
"Quello che succede è che questi (Top Rank) vogliono il prolungamento del contratto senza estendere l compenso", ha dichiarato Chavez Jr a ESPN facendo capire che non accetterà di prolungare il contratto alle stesse cifre che attualmente percepisce. "Sono pronto a firmare per l'incontro (con Golovkin), ma poi voglio essere un free agent e combattere chiunque voglia senza limitazioni, ma andare a combattere e combattere."

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Italy vs The World! Quarta puntata: Michele Di Rocco

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Scritto da La Redazione
giovedì, 17 aprile 2014

Il nostro pugilato professionistico non gode purtroppo di straordinaria salute. In questo momento, nonostante la frammentazione delle sigle mondiali renda un po' più semplice per i pugili ottenere una chanche iridata rispetto al passato, nessun atleta italiano detiene una cintura fra le quattro più importanti (WBC, WBA, WBO e IBF). Ci siamo dunque chiesti se ciò sia dovuto esclusivamente a una disparità di livello tra i migliori esponenti della nostra boxe e i corrispettivi campioni internazionali o se il basso peso politico dei nostri manager renda ulteriormente difficoltoso l'allestimento di match iridati per nostri pugili che magari li meriterebbero. Premesso che la verità in questi casi sta solitamente nel mezzo, abbiamo provato a dare una risposta mettendo a confronto i primi dieci pugili italiani P4P secondo la classifica del celebre sito Boxrec.com con i paripeso campioni mondiali di sigla azzardando un pronostico per ciascun fantasy-match. Vi esortiamo a dire la vostra attraverso i commenti!

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Italy vs The World! Terza puntata: Mirko Larghetti

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Scritto da La Redazione
giovedì, 10 aprile 2014

Il nostro pugilato professionistico non gode purtroppo di straordinaria salute. In questo momento, nonostante la frammentazione delle sigle mondiali renda un po' più semplice per i pugili ottenere una chanche iridata rispetto al passato, nessun atleta italiano detiene una cintura fra le quattro più importanti (WBC, WBA, WBO e IBF). Ci siamo dunque chiesti se ciò sia dovuto esclusivamente a una disparità di livello tra i migliori esponenti della nostra boxe e i corrispettivi campioni internazionali o se il basso peso politico dei nostri manager renda ulteriormente difficoltoso l'allestimento di match iridati per nostri pugili che magari li meriterebbero. Premesso che la verità in questi casi sta solitamente nel mezzo, abbiamo provato a dare una risposta mettendo a confronto i primi dieci pugili italiani P4P secondo la classifica del celebre sito Boxrec.com con i paripeso campioni mondiali di sigla azzardando un pronostico per ciascun fantasy-match. Vi esortiamo a dire la vostra attraverso i commenti!

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Si avvicina Bradley vs Pacquiao II ma come andò il primo match?

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Scritto da L. Murru
giovedì, 10 aprile 2014

 

A pochi giorni dal secondo scontro fra due tra i migliori pugili a prescindere dalla categoria di peso, trovo interessante riproporvi l'articolo redatto dal sottoscritto in occasione del primo match fra Timothy Bradley e Manny Pacquiao. In questa sede voglio riproporvi l'accaduto da un punto di vista più informale. Infatti ai tempi della prima sfida ( poco meno di due anni fa ) osservai il match con una certa sufficienza, certo che Pacman avrebbe prevalso da un punto di vista tecnico. Stimo Bradley da sempre e reputo lo scontro con Kendall Holt nei superleggeri il crocevia della sua carriera, ebbi il piacere di redigere anche quel match, eppure due anni fa vedevo questo confronto un pò come  ho visto quello fra Saul Alvarez e Floyd Mayweather Jr. Insomma il futuro che avanza, ma ancora troppo immaturo per sopraffare il PRESENTE.

 

Piuttosto annoiato dallo scontro nel quale non vidi chissà quali eccessi di tecnica ma bensì degli eccessi di tattica, iniziai a scrivere il pezzo col piglio di chi doveva raccontare l'ennesima vittoria ai punti di un Pacquiao. Un pugile inarrivabile per tutti, tranne forse per Marquez e Mayweather. E invece con mia grandissima sorpresa assistetti ad un verdetto "shockante". Con una Split Decision veramente assurda il match venne assegnato al pugile di Palm Springs. Ok sì, lo sappiamo tutti, Las Vegas non è lontanissima da Palm Springs, ma negli Stati Uniti il discorso "casalingo" non mi aveva mai preoccupato. Piuttosto mi preoccupava il discorso manageriale e quello del fatto che un rosso sul record avrebbe rovinato la supercarriera di Bradley.

Ma dimenticandoci veleni inutili che lasciano il tempo che trovano, ecco cosa scrissi nel passaggio più importante di quell'articolo, cioè le conclusioni e le relative pagelle:

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domenica, 26 marzo 2017

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