Home arrow Allenamenti arrow La resistenza alla forza veloce (RFV) nel pugilato

La resistenza alla forza veloce (RFV) nel pugilato

Valutazione dell'utente: ONONONONON / 2
Peggiore Il migliore 
Scritto da Luca Riccardi
martedì, 15 aprile 2014

Nel pugilato, nel corso di una ripresa, l’atleta porta delle combinazioni di colpi in attacco o in contrattacco (FE) che sono, spesso, seguite da fasi a distanza di studio tattico o di difesa dall’attacco avversario mediante l’utilizzo delle schivate; e non è raro vedere i due pugili, soprattutto alla fine di un intenso scambio di colpi, legare.Legare, gestire lo stress, difendersi e studiare l’avversario, oltre a rappresentare degli utili strumenti tattici, rappresentano anche delle fasi di recupero che seguono e precedono le interazioni oppositive con l’avversario; inoltre, alla fine di ogni ripresa, il regolamento prevede un minuto di pausa prima di proseguireIl problema principale a cui deve rispondere il pugile durante la competizione è sempre lo stesso: spostarsi rapidamente, colpire rapidamente, recuperare velocemente la posizione difensiva/offensiva (guardia). In altre parole, mentre l’atleta attacca, pensa alla difesa o, se si difende, pensa al contrattacco.


Se nella boxe bisogna reiterare azioni di forza esplosiva, è chiaro che quest’ultima è la qualità più importante. Bisogna, però, operare una distinzione: questo tipo di FE non è come quella del saltatore in alto, il quale fa solo una prestazione e poi ha un tempo di recupero di circa dieci minuti prima di eseguire un nuovo salto. Nel pugilato, occorre esprime azioni efficaci grazie all’utilizzo della FE e dei meccanismi energetici che la sostengono; occorre, inoltre, cercare di conservare nel tempo la stessa capacità. L’allenamento specifico consentirà di ripristinare i meccanismi energetici adeguati nel più breve tempo possibile. Lo scopo fondamentale dell’allenamento è quello di migliorare la capacità di resistenza alla fatica .

 

 

 Nella pratica i parametri da rispettare per lo sviluppo della RFV ( resistenza forza veloce ) sono:

- i carichi da utilizzare si aggirano tra il 20% ed il 50% del CM (carico massimo)

- il numero delle ripetizioni deve essere tale da non permettere una riduzione della potenza massima superiore al 20%,

Altrimenti, il numero delle ripetizioni deve essere tale da essere eseguito in un intervallo di tempo che va dai 15 ai 45 secondi sconsigliato utilizzare, all’inizio delle serie (che hanno durata superiore ai 20 secondi),

potenze superiori al 90% al fine di evitare l’insorgenza precoce della fatica.

Secondo Bosco il miglioramento della forza massimale, della FE e della RFV deve avvenire non a tappe ma in contemporanea. Questo perché si cerca di sfruttare le forti correlazioni che esistono

tra Fmax, FE e RFV Il concetto di base di questo metodo è quello di stimolare nello stesso tempo più proprietà biologiche, per migliorarne le capacità funzionali

Il testosterone è un ormone indispensabile non solo per la FE ma è anche fondamentale nella resistenza alla forza veloce. La capacità di reiterare la forza esplosiva è collegata all’entità del T Infatti, la presenza elevata di testosterone favorirebbe, a livello cellulare, una migliore funzione biochimica e meccanica del muscolo. Il T potenzierebbe l’attività della pompa del calcio (C a 2+), favorendo lo sviluppo di elevati gradienti di potenza muscolare, rendendo la pompa del calcio meno perturbata dall’abbassamento del pH indotto dall’aumento della produzione di acido lattico (AL).L’acido lattico rappresenta il fattore che limita la reiterazione della FE e che, quindi, determina

l’insorgenza della fatica a cui, con l’allenamento, si deve aumentare la tolleranza.

Lavorare con la forza massimale, serve proprio per fare in modo che ci siano nell’atleta alti livelli di T circolante, in quanto con alti livelli di T circolante si favorirebbe la fenotipizzazione

delle fibre veloci e il soggetto migliorerebbe la velocità. Migliorare la velocità significa aumentare la RFV, perché questa è connessa alla velocità massimale.

Maggiore è la capacità di FE, migliore è la capacità del soggetto di resistere alla forza veloce e reiterarla nel tempo, in quanto connessa alla capacità di reclutare un elevato numero di FT (Bosco, 1997)

Le ricerche di Bosco nell’ambito dell’allenamento della RFV hanno dimostrato che questa non ha alcuna correlazione con l’efficienza del metabolismo aerobico.

Questo suggerisce che i processi di generazione di energia biochimica coinvolti in prestazioni massimali che non durano più di un minuto, sono scarsamente influenzati dalle capacità aerobiche

dell’atleta: questi processi non rappresentano un fattore limitante per l’esecuzione del lavoro stata osservata una relazione inversa tra la potenza aerobica e la concentrazione di T: negli atleti che possiedono una migliore potenza aerobica, il livello di T è più basso L’aumento di questi ormoni, conseguenza di allenamenti aerobici protratti nel tempo, permette di sopportare con maggiore facilità la fatica ed il lavoro strenuo, tanto da provocare un senso di benessere generale chiamato “euforia del corridore”. Nello stesso tempo, una concentrazione elevata di ß-endorfine inibirebbe l’ormone luteinizzante (LH) che, a sua volta, cesserebbe di stimolare le gonadi a produrre testosterone.

Allenamenti che a livello muscolare determinano una trasmissione di impulsi a bassa frequenza Quanto detto, ci deve far riflettere sull’opportunità dell’utilizzo di allenamenti per la potenza

aerobica in specialità dove la FE e la RFV sono poi le capacità che maggiormente determinano la prestazione, così come nel pugilato. Quindi, nella pratica, esercitazioni di corsa lenta e prolungata (fondo) potrebbero essere evitate da parte del pugile, Nel caso si voglia comunque praticare questo tipo di esercitazioni effettuare variazioni di velocità, salti e balzi durante la corsa; questo permette l’aumento della

capacità aerobica e, parallelamente, un incremento di FE (degli arti inferiori). Proprio l’eliminazione di stimoli prodotti a bassa frequenza (corsa lenta, eccesso di riprese al sacco, ecc.) rappresenta già un fattore positivo in grado di migliorare le capacità di forza dinamica massima

Ricordiamo che l’allenamento specifico prevede sollecitazioni massimali delle proprietà fisiologiche da sviluppare che vanno contro l’enfasi della quantità.

Il pugilato è e rimane uno sport di situazione, aciclico, che non ha bisogno di stimoli ciclici che in parte mortificherebbero il sistema nervoso.

Bisogna allenare il pugile esaltando proprio la sua condizione neuromuscolare che lo porta a continui adattamenti all’avversario che agisce.

Mezzi e metodi per l’allenamento della RFV

L’Interval Training

ripetizione di colpi al sacco → 8 secondi al massimo della velocità, seguiti da 20 sec. di recupero passivo (eseguire da due a quattro serie, da 15 ripetizioni ciascuna) il recupero tra ogni serie verrà stabilito da 3 minuti a 60 sec. in relazione al grado di preparazione dell’atleta e al suo livello specifico di esperienza con questo tipo di esercitazione).

ripetizione di colpi al sacco → 30 sec. al 90 % della velocità massima, seguiti da 30 sec. di recupero passivo (eseguire una o due serie da 6 rip. ciascuna, intervallate da 1 minuto di recupero).

E’ importante sottolineare che nel primo caso, i colpi portati al sacco negli otto secondi, devono sempre essere eseguiti al massimo delle possibilità

Nel secondo caso, i 30 secondi di attività vanno eseguiti non superando, all’inizio della ripetizione, il 90% della potenza massima, per non generare precocemente fatica e, quindi, invalidare l’allenamento.

 

 

Maestro Luca Riccardi - Scuola Pugilato La Spezia

_

< Precedente Successivo >

0 Commenti

Non vi sono commenti. Sii il primo a commentare questo articolo!

Inserisci un commento
Non verrà pubblicata

Notificami via e-mail le risposte
Ortografia Ortografia

Menu Principale

Home Ricerca Entrata WEB TV

Accesso Utente





Non hai ancora un Profilo? Crea Profilo

 

domenica, 23 aprile 2017
Valid XHTML 1.0 Transitional!CSS Valido!