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76: Ray "Boom Boom" Mancini vs Deuk-Koo Kim (VIDEO)

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Contributo di Daniele Sepe
sabato, 28 giugno 2014




BIOGRAFIE


Raymond Michael Mancini, meglio conosciuto come Ray "Boom Boom" Mancini (4 Marzo 1961, Youngstown, Stati Uniti) è un ex pugile americano di origini italiane, campione del mondo dei pesi leggeri per la sigla WBA dall'82 all'84.
Figlio di Lenny Mancini, pugile degli anni '40 da cui ha preso il soprannome di "Boom Boom" e che non riuscì a conquistare un titolo mondiale a causa della partenza al fronte durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo una buona carriera dilettantistica passa professionista il 18 ottobre del 1979 a soli 18 anni, arrivando alla prima occasione per il titolo dopo due anni esatti, quando nell'ottobre dell'81, dopo un match spettacolare, venne sconfitto per TKO14 dal leggendario nicaraguense Alexis Arguello per il titolo mondiale WBC dei pesi leggeri.
Si rifarà un anno più tardi, quando sconfiggerà per lo stesso titolo il campione Arturo Frias per TKO1, titolo che difenderà 4 volte prima di perderlo nell'84 per TKO14 contro il pugile di Saint Kitts And Nevis Livingstone Bramble, che lo batterà anche nella rivincita, questa volta ai punti.
Tra queste difese ci sarà anche il tragico match combattuto contro il sud-coreano Duk-Koo Kim, che segnò indelebilemente la sua carriera e di cui parleremo in questa puntata, una tregedia che lo porterà ad abbandonare l'attività giovanissimo, a soli 24 anni, per poi rientrare qualche anno più tardi e perdere prima contro Hector "Macho" Camacho nell'89 e poi contro Greg Haugen nel '92 in quello che sarà il suo ultimo match da professionista.
Pugile spettacolare amato dal grande pubblico per alcune sue memorabili battaglie, in carriera ha combattuto anche contro Jose Luis RamirezOrlando RomeroBobby Chacon. Continua a promuovere il pugilato e ad essere presente a numeroso iniziative, oltre che a lavorare saltuariamente come attore cincematografico e televisivo.

 
 

Deuk-Koo Kim (8 gennaio 1959, Goseong, Corea del Sud - 17 novembre 1982, Las Vegas, Stati Uniti) è un ex pugile sudcoreano, scomparso tragicamente pochi giorni dopo il suo match contro lo statunitense Ray "Boom Boom" Mancini.
Passa pro nel dicembre del 78, arrivando alla prima occasione per il titolo proprio contro Mancini, nel novembre dell'82, con il record di 17 vittorie, un pareggio ed una sconfitta, un match che terminerà in maniera drammatica con il coreano in fin di vita e portato via dal ring in barella. Morirà 4 giorni dopo, a causa di un ematoma celebrale e conseguente intervento chirurgico che purtroppo non riuscì ad evitare il dramma, scatenando una forte ondata di commozione tra tutti gli addetti ai lavori che diede una spinta decisiva affichè le regole a tutela della salute dei pugili venissero incrementate.
Alla fine di quell'anno la WBC decise di ridurre il numero dei round da 15 a 12 per i match titolati,  la WBA e l'IBF fecero lo stesso nell'87 così come la WBO, nata nell'88, che iniziò l'attività con questi stessi parametri. Vennero introdotte anche delle analisi preventive differenti da quelle precedenti, in modo da prevenire ulteriormente il verificarsi di questi episodi.
La scomparsa di Kim ebbe effetti ancora più drammatici sui protagonisti di quella serata, con Mancini che rimase irrimediabilmente segnato da quanto accaduto quella sera e che lo portò a salire in seguito sul quadrato con un atteggiamento molto più prudente del solito, a tratti quasi rinunciatario. La madre del giovane pugile asiatico non riuscì a sopportare il dolore, togliendosi la vita pochi mesi più tardi, così come decise di farla finita anche l'arbitro di quell'incontro, Richard Green, trovato morto nella sua casa nel luglio dell'83.
Kim ha lasciato una fidanzata, al tempo incinta, che pochi mesi più tardi ha dato alla luce suo figlio, Chi-Wan.


IL MATCH
 

Sabato 13 Novembre 1982, Caesars Palace, Las Vegas, USA

Ray Mancini, campione dei pesi leggeri WBA, appena 21enne, affronta per la sua seconda difesa del titolo lo sconosciuto sudcoreano Duk-Koo Kim, 23 anni, pugile al primo match importante in carriera.
Un match che sarebbe dovuto essere di routine ma che si trasformò in uno degli eventi più drammatici del pugilato moderno, con il povero Kim, che mai fino a quel momento aveva combattuto sui 15 round e che a fatica raggiunse il peso pattuito per l'incontro, che pochi minuti dopo essere andato al tappeto entrò in coma a causa di un ematoma celebrale che ne causò la morte pochi giorni più tardi. Il lato oscuro del nostro sport, il sacrificio di un ragazzo coraggioso disposto a tutto per coronare il suo sogno e che poco prima di lasciare l'albergo per recarsi nell'arena aveva scritto sullo specchio "live o die" (vivere o morire), una tragedia che però contribuì in maniera fondamentale ad incrementare le regole a tutela della salute dei pugili e che ha permesso di evitarne di questo tipo.
Un evento che ha segnato in maniera indelebile la storia del nostro sport e che non potevamo tralasciare anche per ricordare questi due ragazzi poco più che ventenni che non vennero tutelati in maniera adeguata da chi aveva il dovere di farlo, due vittime a cui tutti noi dobbiamo qualcosa. Non ce la siamo sentita di girarci dall'altra parte e far finta che non fosse mai accaduto, è accaduto ed è stata una delle tappe fondamentali dell'evoluzione del pugilato moderno, il momento in cui finalmente i pugili non vennero più considerati come carne da macello ma atleti da tutelare e da salvaguardare. Per non dimenticare chi siamo e da dove veniamo, e per non dimenticarli mai, Ray e Duk-koo.


 

 

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