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Bradley vs Provodnikov: storia di una guerra tra due volontà d'acciaio

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Contributo di Carlo Tartaglia
mercoledì, 14 gennaio 2015

 

E' il 16 marzo 2013 a Carson, California. Al Home Depot Center fanno il loro ingresso due pugili determinati a lottare fino alla fine, ma che non possono nemmeno lontamente immaginare cosa sta per accadere.

 

 

Da una parte Timothy Bradley (29-0, 12 KO), campione WBO dei welter, dall'altra Ruslan Provodnikov (22-1, 15 KO) che sale di peso per strappare il titolo al suo avversario, che lo difende per la prima volta.

 

Il russo Provodnikov è uno slugger che non conosce la paura, un uomo dalla mentalità rara: non gli interessa contro chi ne' a che peso, gli importa poco anche dei soldi, vuole solo combattere e mostrare al mondo quanto vale.

 

Timothy Bradley è un pugile atletico, versatile, rapido. Ma attraversa una situazione psicologica difficile. Nel suo match precedente ha conquistato il titolo a spese di Manny Pacquiao, ma l'ha fatto grazie a una decisione che molti hanno trovato ingiusta.

Quella vittoria per Tim è diventata una maledizione: la gente lo odia, gli dice che è un campione "di cartone", che non merita la cintura. Riceve addirittura minacce di morte da qualche fanatico.

Lui ne soffre, si sente umiliato. In fondo il lavoro dei giudici non dipende da lui, che ha semplicemente fatto il suo lavoro sul ring. Magari non meritava di vincere, ma nemmeno di essere trattato cosi'.

 

Ruslan Provodnikov di Manny Pacquiao è stato lo sparring partner, condivide con lui la palestra e lo stesso trainer: il grande Freddie Roach. Cresciuto mangiando carne e pesce cruda in Siberia, per Ruslan è già un miracolo essere arrivato dov'è. E' pronto a tutto per vincere.

 

Il match ha inizio. La fase di studio dura pochi secondi, poi Bradley si ferma e scambia. Errore madornale dettato dall'orgoglio e dalla voglia di riscatto.

Per Provodnikov è la condizione ideale e dopo pochi secondi il campione viene centrato da un destro spaventoso e crolla al tappeto. Per l'arbitro è solo scivolato, ma nel rimettersi in piedi Bradley perde di nuovo l'equilibrio (foto), dimostrando che in realtà giù non c'è andato per una scivolata, ma perchè è in grave difficoltà.

 

 

E' guerra.

Bradley si rialza e riesce a resistere, Provodnikov attacca disperatamente alla ricerca del colpo risolutore. E' una guerra di volontà tra due uomini che non conoscono la parola arrendersi e sono pronti a qualsiasi cosa per vincere.

Finchè Bradley riesce a tenersi a distanza vince i round con relativa facilità, ma appena Provodnikov si avvicina gli fa male. Male davvero.

Una cosa salva Tim: il suo cuore. Anche nei momenti più disperati non gli permette di mollare.

Riporta un trauma cranico nel primo round e combatte lo stesso, fino alla fine, portando esattamente 1000 pugni in 12 riprese.

Ruslan attacca come un animale affamato, incassa e riparte come se nulla fosse. Quando viene colpito forte si ferma un attimo e sorride. E' un sorriso di sfida, inquietante. Poi riparte. Ha fame.

 

Sul finire del sesto round succede qualcosa di indimenticabile: lo slugger russo centra il campione e lo sbatte contro le corde, tempestandolo di colpi. Bradley lega, cerca il centro del ring ma le gambe non reggono. Si appoggia di nuovo alle corde. Provodnikov gli sta addosso e continua a martellare, Tim, praticamente KO in piedi, inizia a contrattaccare.

Entrambi i guerrieri portano colpi selvaggiamente, scambiano disperatamente, c'è l'anima in quei pugni. Bradley invita l'avversario a colpirlo ancora. Finisce il round.

I telecronisti sono esterrefatti: "Ma di cos'è fatto Bradley?" chiede Max Kellerman; "acciaio!", risponde Roy Jones Jr.

 

I volti dei due pugili iniziano a mostrare i segni della durissima battaglia, entrambi i trainer sono preoccupati per le loro condizioni e pensano seriamente di fermare il match. Ma si va avanti.

Bradley porta a casa i round 7 e 8, Ruslan ha le braccia pesanti e sembra prendersi un po' di riposo: continua ad avanzare, ma i suoi colpi si contano sulle dita di una mano. Tira un po' il fiato, ma è comunque pericoloso. Fino all'ultimo secondo di match...

 

 

Manca una sola ripresa. L'ultima, la dodicesima.

All'angolo di Provodnikov, il russo sanguina dalla bocca, dal naso e da un taglio sull'occhio sinistro, per non farsi mancare niente. Freddie Roach cerca di motivarlo: "Mi hai dimostrato che puoi fargli male. Appena è in difficoltà, stagli addosso!".

All'angolo di Bradley, il campione ha lo sguardo spento, è distrutto, ma non si arrenderà. Piuttosto si farebbe ammazzare. Il suo trainer Joel Diaz lo guarda negli occhi e lo avverte: "Cercherà di metterti KO, quindi farai meglio ad essere intelligente. Tocca e spostati".

 

Suona la campana. Ultimi 3 minuti di un match pazzesco.

Il pubblico non crede a quello che ha visto. E non è ancora finita.

Il primo minuto e mezzo è di Bradley, che deve solo restare in piedi per vincere e tenersi il titolo. 53 secondi alla fine del match.

BOOM.

Un gancio sinistro di Ruslan fa volare il campione per il ring.

Bradley resta in piedi grazie alle corde, ma è solo questione di tempo. Lo slugger siberiano esegue gli ordini di Roach: gli sta addosso, non gli dà respiro. Quando mancano 11 secondi alla fine, il campione cede.

Bradley appoggia il ginocchio al tappeto. E' knockdown.

 

 

Tim si rialza al 6, e quando l'arbitro termina di contare arriva l'ultima campana. Il campione è riuscito a restare in piedi.

Entrambi i combattenti sono distrutti dalla fatica e quasi increduli: hanno lasciato una parte di se' quella sera sul ring di Carson.

 

 

Arriva la decisione. UD per Bradley, strettissima, sofferta come non mai. Per me giusta. Ma non ci sono sconfitti: sia Tim che Ruslan hanno scritto insieme la storia del nostro sport e il loro match andrà agli annali come Fight of the Year 2013.


L'ammirazione reciproca tra i due crescerà enormemente dopo quella notte, i due uomini non parlano la stessa lingua ma si guarderanno negli occhi con sincerità e si abbracceranno con quel rispetto speciale che unisce due guerrieri dopo un incontro così.

Hanno combattuto per la vita, l'uno contro l'altro. Si sono spaccati la faccia a vicenda.

Solo loro due sanno cos'hanno condiviso e si rispetteranno sempre e profondamente per questo.

 

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1 Commento

Visitore
cesco
16 gennaio 2015, 05:34
Racconto perfetto di un match daltri tempi. Eventi come questo trascendono lo sport. Si evidenzia più la volontà ferrea che altro. Dove possono arrivare due uomini che vogliono la medesima cosa. Si è capito cosa vogliono dire due anime che ardono dal profondo! Dove si vedono queste emozioni saltar fuori dagli schermi negli altri sport? Strepitoso
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