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Il regolamento parla chiaro. O no?

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Peggiore Il migliore 
Contributo di La Redazione
giovedì, 07 giugno 2012

Questo articolo era stato pensato dal sottoscritto come un semplice specchietto riassuntivo in favore di molti. Il regolamento del settore professionisti è scaricabile gratuitamente sul sito federale. Si tratta di un volumetto di 58 pagine composta da 121 articoli frazionati in vari comma e sottosezioni. Il regolamento spazia in tutti i settori lambiti dall' attività pugilistica. Tesseramenti, affiliazioni, organizzatori, settore sanitario, abbigliamento pugili, pugili donna e arbitri, posizione ambulanze nelle riunioni, dimensioni ring e via discorrendo.
Ovviamente la nostra ricerca era mirata agli aspetti più pratici e di maggior interesse per lo spettatore. L'idea era appunto di fornire ai lettori un piccolo sunto con le normative del regolamento più importanti pronte per chiarire ogni dubbio all' occorrenza. In realtà ho avuto parecchie sorprese e la questione non è affatto semplice come me la ero immaginata. Tanto da stravolgere il progetto iniziale in uno spunto di riflesione.

Procediamo con ordine, gli Art 66 e 68 sono rivolti ai pugili, ve li riporto quasi interamente. L'art 66. in buona sostanza dice come si deve comportare il pugile sul ring, mentre l'Art.68 ci dice quali sono le scorrettezze.

Art. 66 – Contegno e comportamento verso l’arbitro durante il match
1. Il pugile è tenuto al massimo rispetto verso il Commissario di Riunione, l’arbitro e tutti gli altri ufficiali di gara.2. Deve astenersi da commenti e discussioni, osservando sempre le regole del più corretto comportamento, anche nei riguardi degli spettatori.3. Durante lo svolgimento delle riprese deve osservare il silenzio più assoluto, essendogli solo consentito, ove intenda desistere dal combattimento, di pronunciare la parola «abbandono» e durante gli intervalli conferire a bassa voce con i secondi. Per nessuna ragione può interpellare l’arbitro. Deve eseguire con prontezza gli ordini impartiti dallo stesso e ascoltare le sue osservazioni.4. Deve avere contegno cavalleresco nei confronti dell’avversario e dei suoi secondi, astenendosi da qualsiasi gesto o parola che possano comunque apparire irriguardosi.5. Invitato dall’arbitro, immediatamente prima dell’inizio dell’incontro e subito dopo la proclamazione del verdetto, deve stringere la mano all’avversario.
6. Il pugile ha la facoltà di abbandonare l’incontro nel caso in cui non sia in grado di continuare, a meno che l’arbitro non lo stia contando.
7. Per manifestare tale volontà, deve:a) alzare il braccio e desistere dalla gara;b) pronunciare chiaramente la parola «abbandono»;c) voltare le spalle all’avversario e dirigersi verso il proprio angolo;d) non riprendere l’incontro, al suono del gong, dopo l’intervallo.8. Quando un pugile viene contato, l’avversario deve immediatamente raggiungere l’angolo neutro indicato dall’arbitro e restarci fino all’eventuale ordine di «boxe».9. I pugili devono presentarsi sul quadrato in perfetta tenuta di gara e con il corpo ben deterso. È vietata, anche negli intervalli, l’applicazione di sostanze oleose o simili che possano, comunque, disturbare o danneggiare l’avversario. È consentito, a discrezione dell’arbitro, l’utilizzo di una moderata quantità di vasellina sul corpo e sul volto del pugile.
10. I pugili debbono calzare i guanti


Passiamo ora alle scorrettezze, sono suddivise in colpi proibiti, falli, e falli e colpi proibiti insieme. 

Art. 68 – Scorrettezze
1. Colpi proibiti. È vietato, e costituisce colpo proibito:
a) colpire con il palmo, con il polso, con il taglio della mano;b) colpire con la testa, con la spalla, con l’avambraccio, con il gomito;c) portare colpi, facendo prima compiere al corpo un giro su se stesso;d) colpire di manrovescio (dorso della mano);e) colpire di striscio e danneggiare comunque l’avversario;f) colpire l’avversario a «terra» o «considerato a terra» dall’arbitro;g) colpire al di sotto della cintura, alla nuca, alle spalle e alle reni.

4. Falli. È vietato e costituisce fallo:
a) tenere, e cioè: avvincere o stringere l’avversario, trattenerlo, trattenergli le braccia o il pugno, lottare, «legare»; passare il braccio sotto quello dell’avversario e, comunque, ostacolarne l’azione;
b) spingere, e cioè: dare comunque spinte all’avversario, spingergli indietro la testa con la mano, con l’avambraccio, col gomito, gravargli sopra con il peso del proprio corpo;c) adottare una condotta di gara pericolosa o sleale come: portare la testa in avanti in modo che l’avversario possa esserne danneggiato; schivare con la testa in avanti abbassandosi al di sotto della cintura dell’avversario; mettergli la testa, nei corpo a corpo, sotto il mento o il viso; mettergli le mani sul viso; pestare il piede dell’avversario; fare sgambetti;d) utilizzare indebitamente le corde, abbandonarsi volontariamente su di esse col peso del proprio corpo, servirsene per prendere slancio, appoggiarvi la mano o il braccio;e) cercare di trarre in inganno l’arbitro, simulando situazioni non corrispondenti all’accaduto;f) adottare una condotta di gara non agonistica, come: volgere le spalle all’avversario, persistere nella difesa passiva; assumere atteggiamento offensivo e irriguardoso nei confronti dell’avversario;g) non ottemperare prontamente agli ordini dell’arbitro.

6. Falli e colpi proibiti insieme. È vietato e costituisce fallo e colpo proibito insieme:
a) tenere l’avversario e colpirlo;b) spingere l’avversario e colpirlo;c) prendere lo slancio dalle corde, tenere una mano sulle corde e poi colpire;d) tenere la mano sul viso dell’avversario e colpire;
e) non ottemperare agli ordini «break», «stop», «time» e colpire; non attenersi al segnale del gong che indica la fine della ripresa e colpire.

f) La gravità del colpo proibito e del fallo è in relazione:
• all’entità del danno effettivamente causato all’avversario o del pericolo corso;
• all’intenzionalità di nuocere all’avversario o di trarre in inganno l’arbitro.

Passiamo ora ai poteri dell' arbitro, vi ripropongo solo le parti del "comma 1" che ho ritenuto più interessanti e che allo stesso tempo in molti casi rendono ridondanti se non del tutto inutili altre, vi ripropongo quindi  la a) e la h). 

Art. 80 – Poteri dell’arbitro
1. L’arbitro ha il potere di:
a) porre fine all’incontro ogni qualvolta ritenga che uno dei due pugili si trovi in stato di evidente inferiorità fisica o tecnica e non lo ritenga in grado di continuare l’incontro;

h) interpretare il Regolamento per quanto esso è applicabile o rilevante alla gara in corso o decidere e prendere misure per qualsiasi circostanza della gara, che non vi sia contemplata.

Quindi all' arbitro non solo è concessa la libertà di interpretare il regolamento come più lo ritiene opportuno, e come vedremo il regolamento lascia ampissima libertà di interpretazione, ma può decretare sconfitto un pugile a sua insindacabile opinione.
Discorso che vale anche per il conteggio. 

Art. 83 – Il conteggio
3. L’arbitro, ogni qualvolta ritenga un pugile nelle condizioni di «considerato a terra» e «a terra» (anche quando il pugile non si difende ed è seduto sulle corde), deve interrompere l’incontro iniziando simultaneamente a contare (one, two, ……)

Queste le sanzioni previste per le irregolarità:

Art. 82 – Sanzioni durante l’incontro

1. Ammonizione:
a) L’ammonizione è un rimprovero verbale con invito a non commettere altre infrazioni
b) L’arbitro per procedere all’ammonizione, interrompe l’incontro («stop») e, indicando chiaramente il pugile resosi colpevole, deve evidenziare l’irregolarità commessa con la prescritta mimica.
39
2. Richiamo ufficiale:
a) Il richiamo ufficiale ha lo scopo di penalizzare di un punto quel pugile che, per reiterate o gravi infrazioni, determini questa sanzione.
b) L’arbitro per procedere al richiamo ufficiale, interrompe l’incontro («stop») e, indicando chiaramente il pugile colpevole, evidenzia l’irregolarità commessa con la prescritta mimica e rende edotti i giudici di tale decisione, con un gesto appropriato della mano
.

Insomma, l'arbitro può optare per un' ammonizione bonaria o per un richiamo ufficiale, a sua discrezione. Non solo, il regolamento non mette in relazione i famosi Art.66 e Art.68 con le sanzioni, quindi non troviamo scritto da nessuna parte se a una testata volontaria corrisponde un richiamo ufficiale e a una spinta uno bonario. Gli unici vaghi parametri li troviamo nell' Art.68, f) sono l’entità del danno e l' intenzionalità, ma chi li valuta? e una volta stabiliti l'entità del danno e l'intenzionalità, qual' è la sanzione? L' arbitro, sempre lui, decide cosa è grave o cosa non lo è, decide lui cosa sanzionare e come sanzionare,  sempre a sua discrezione.

Stranamente tra le sanzioni non troviamo la squalifica, che compare però tra i verdetti. L' Art.86 ci spiega i casi in cui l' arbitro può procedere per la squalifica. Vi riporto il punto b) che ho ritenuto il più interessante.

Art. 86 - I verdetti
2. L’arbitro ha il potere di squalificare uno dei pugili nei seguenti casi:
....
b) quando il pugile, precedentemente richiamato o no, si è reso intenzionalmente colpevole di colpi proibiti o di falli di gravità tale da giustificare la sua esclusione dalla gara;

Innanzitutto la premessa del comma 2 è che l' arbitro ha il potere, non il dovere di squalificare... Per l'ennesima volta il tutto è a sua discrezione.  Il punto b invece ci dice che l' arbitro, anche senza aver richiamato, può squalificare un pugile per colpi proibiti e falli gravi. Ma non essendoci nel regolamento alcuna spiegazione su quali sono le scorrettezze gravi tutto ricade su di lui, nuovamente.

Conclusioni personali
Le conclusioni a cui sono giunto è che il regolamento non è affatto esaustivo. Spesso ci si è nascosti dietro la frase "il regolamento parla chiaro" per accusare l' inefficienza degli arbitri. Purtroppo il regolamento non parla affatto chiaro. Da una parte ci sono una lunghissima serie di infrazioni e irregolarità, dall' altra le sanzioni. In mezzo il nulla. E' tutto lasciato al buon senso dell' arbitro. A un' infrazione non corrisponde una sanzione. Non c'è alcuna distinzione o orientamento sulla gravità dei comportamenti del pugile. Tra i colpi proibiti vengono messi assieme un colpo di striscio o una testata volontaria. Nei falli sono accumunati il semplice legare o il protrarre il capo in avanti cercando di ferire il rivale. Nei colpi proibiti e falli assieme, troviamo il tenere e colpire l' avversario e l' appoggiare una mano alle corde e colpire, messi alla stessa stregua. L' arbitro a sua discrezione può sorvolare, ammonire, richiamare ufficialmente o addirittura squalificare. L' arbitro ha anche facoltà di contare in piedi un pugile o addirittura decretare il kot immediato senza avere la minima procedura da seguire. Francamente non sono al corrente di come siano i regolamenti nelle altre nazioni, è ovvio che con presupposti simili ai nostri ovunque si genera confusione, parzialità e spazio per la malafede. L' arbitro deve avere un regolamento chiaro da far applicare, alle varie scorrettezze devono corrispondere delle sanzioni precise. Per fare un paragone calcistico, dopo 2 ammonizioni l' arbitro non ha facoltà di espellere, lo deve fare e basta. Il fuorigioco non è a sua discrezione. Fallo da dietro, fallo da ultimo uomo sono tutti puniti dal regolamento in maniera specifica. Nella boxe Italiana (forse non solo) la discrezionalità dell' arbitro invece supera di gran lunga ogni tipo di aspettativa, rendendolo praticamente padrone di operare qualsiasi tipi di scelta e di rimanere impunito, regolamento alla mano.


Le parti scritte in azzurro sono tratte dal regolamento settore professionisti disponibile su www.fpi.it
Vignetta tratta da futebolcinco.files.wordpress

 

 

La nostra idea è proprio questa. Non a caso le news del sito sono sì raggruppate e consultabili alla pagina "News" ma sono anche catalogate e divise in Boxe Internazionale e Boxe Italiana. In parole povere la definizione "campione" assume significati connotativi differenti se utilizzata in ambito internazionale o in ambito nazionale.

 

Ritornando alle definizioni nello specifico è giusto dire che si tratta di termini che prescindono dallo stile e dal tipo di boxe che un pugile adotta. Ergo il termine "aggressore", che definisce il pugile infighter da corta distanza, non è una di queste. Non lo è neanche il termine "scorbutico" che si usa spesso per pugili difficili da inquadrare a livello di stile.

 

Allora ecco i termini da noi scelti per definire il valore di un pugile dal più basso al più alto:

 

"Bidone": Si usa spesso, e in genere stà ad indicare un pugile che sale sul ring praticamente battuto. Un pugile che muove poco le mani e in genere non sà incassare. I peggiori che esistano e che servono solo a gonfiare il record di pugili più importanti. Ovviamente il record di un bidone è pieno zeppo di sconfitte prima del limite.

Sono odiati dagli appassionati ma almeno regalano il brivido del KO.

 

"Collaudatore": Si tratta del vero "perdente di professione". A differenza del bidone è un pugile che "muove le mani" con un minimo di capacità di incassare e che quindi arriva spesso ai punti nei match "corti" da 4 o 6 riprese. Il record di un collaudatore è pieno zeppo di sconfitte quanto quelle di un bidone ma molte di queste avvengono ai punti. Ogni tanto capita che un collaudatore faccia il colpaccio ma è raro.

Sono i più odiati dagli appassionati perchè salgono sul ring senza velleità e spesso non regalano neanche il brivido del KO quando opposti a prospect o mestieranti.

 

"Mestierante": Un pugile senza talento ma che con l'esperienza ha saputo migliorarsi e vincere. Oltre a muovere le mani è in grado di "fare il match" quando l'avversario glielo consente. In genere ha almeno una dote, buon pugno o buona mascella, che lo aiuta nei match "lunghi" da 10 - 12 riprese. Il record di questi pugili in genere è misto. Un mestierante talvolta può vincere anche il titolo nazionale.

 

 

"Prospect" : Si tratta di un "possibile campione" che essendo giovane è solo un pugile di prospettiva. Qui diciamo under 26 ma la cosa è piuttosto indicativa. In genere ha del talento ma stà ancora affinando la sua tecnica e men che meno è in grado di cambiare tattica. Ottimo sui match "corti" tende a faticare molto nei match "lunghi" anche contro i "mestieranti".

 

 

"Buon pugile": Si tratta di un pugile in grado di ottenere risultati di rilievo. In genere interpreta bene il suo stile di combattimento, ha una buona tenuta atletica ma è incapace di cambiare tattica. Al contrario del mestierante che ha almeno una qualità innata, questo atleta è carente in almeno una. A volte non ha una mascella resistente, altre non ha pugno, velocità di gambe o di braccia, altre ancora presenta una certa rigidità sul tronco. Al di là delle sconfitte che nel record possono riportare anche i campioni e che di per sè non dicono molto, si tratta di un pugile forte a livello "continentale" ma incapace di imporsi a livello "mondiale".

 

Campione: Si tratta di un pugile completo ma con alcuni punti di forza. In altre parole è un pugile che eccelle in qualcosa e che per questo può vincere a livello mondiale i titoli di sigla e mantenerli. Spesso si tratta di pugili capaci di cambiare tattica ma non di cambiare stile con efficacia. Hanno enormi doti tecniche e  grandi capacità di leggere i match. Sanno quando forzare e quando no. In genere sono i campioni di sigla tipo WBC, WBA, IBF, WBO.

 

Gran Campione / Superchamp: Sono i fenomeni candidati per le classifiche pound for pound, cioè a prescindere dal peso. In genere e per le stesse sigle sono quei pugili che hanno difeso un titolo di sigla con successo per 10 volte, hanno riunificato più titoli o sono stati campioni di sigla in più di una categoria di peso. Spesso sono in grado di interpretare più stil e con efficacia. Sono ovviamente i pugili più famosi in grado di muovere ingenti quantità di denaro.

 

 

Tutto questo in termini internazionali. Ora facciamo la trasposizione in termini di pugilato nostrano. Di fatto come noterete il tutto si abbassa di un livello.

 

Collaudatore: E' un bidone a livello internazionale ma con un probabile euffemismo, viene chiamato collaudatore a questi livelli

 

Mestierante:  Un pugile senza talento in grado di muovere le mani e tenere atleticamente anche in match "lunghi" da 10 - 12 riprese. Si tratta del pugile che al contrario del perdente di professione non parte battuto. A questo livello i mestieranti non sono altro che i collaudatori più forti.

 

Prospect: Il solito giovane di prospettiva che può diventare un campione.

 

Buon pugile: Pugile che ha già vinto il titolo nazionale o che è comunque in grado di farlo. Può lambire il livello continentale.

 

Campione: Un pugile in grado di vincere il titolo europeo e difenderlo. Talvolta è in grado di vincere un titolo di sigla ma il suo regno non è quasi mai duraturo.

 

Gran Campione: I tempi di Benvenuti e compagnia bella sono finiti da un pezzo!

 

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