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Intervista al maestro Dino Orso

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Peggiore Il migliore 
Contributo di Carlo Tartaglia
lunedì, 13 aprile 2015

 

Dino Orso è uno dei maestri più preparati e stimati dell'attuale panorama pugilistico italiano. Il suo approccio con la boxe e il suo modo di comunicare con i pugili è affascinante ed efficace. Orso vive la boxe con passione e crede che possa davvero avere un ruolo educativo e formativo per chiunque entra in palestra. Da anni porta avanti questo suo credo con i fatti e anche i risultati sono dalla sua parte.

Ho raggiunto il maestro per telefono e dalla nostra lunga conversazione è nata questa intervista.

 

 

Boxenews: Come hai iniziato il tuo percorso con la boxe, quando hai capito che quella del maestro sarebbe diventata la tua professione?


Dino Orso: Da giovane correvo in moto, poi ho iniziato a fare Karate per fare ginnastica, avere una preparazione atletica per correre in moto. Poi il Karate ha iniziato a piacermi, in quegl'anni mio padre mi stimolava a praticare la boxe perchè lui era stato pugile professionista, ma all'inizio non mi interessava granchè, preferivo le moto.

Il karate mi serviva quindi per tenermi in forma per le corse, poi piano piano mi ha appassionato e dopo il militare sono tornato in palestra e  ho cominciato anche a praticare full contact. Nel tempo sono diventato amico dell'allenatore, che mi chiedeva di sostituirlo quando lui non c'era. Più avanti ho iniziato a fare un po' di pugilato per migliorare la parte superiore del corpo e infine la Kickboxing.

E' dal '91 che insegno nella palestra in cui sono adesso.. Nel '97 ho fondato la All Boxing Team perchè diversi ragazzi volevano fare pugilato come ausilio al full contact e alla kick, poi nel tempo l'ago si è spostato verso il pugilato. Non è stata un scelta ma un percorso, e mi sono trovato ad allenare un team di soli pugili..

 

Boxenews: Cosa differenzia la boxe dagli altri sport da combattimento come karate e full contact?

 

Dino Orso: Il Karate è molto diverso dalla boxe, ha un regolamento tutto suo, poco abbinabile ad altri, Kick boxing e full contact a differenza di pugilato hanno scelta di tempo e distanze diverse.

Io trovo il pugilato il più complicato e il più specialistico. Discipline come la kick o la thai boxe sono dure, e molto cruente.. piu' della boxe sotto alcuni aspetti, ma tutto dipende da chi la pratica.

Un'altra differenza è che mediamente nel pugilato vince quasi sempre il piu' forte, nella kick o thai o si è ad altissimi livelli, oppure capita che a perdere sia il piu' sfortunato, e che un match cambi verdetto per una semplice gomitata. Nella boxe difficilmente c'è il colpo della domenica, o è più raro, comunque..

 

Boxenews: Il compito del trainer è delicato perchè deve capire l'atleta che ha davanti, come portarlo nella miglior condizione fisica e psicologica. Qual è la parte più interessante e quella più complicata del tuo mestiere?

 

Dino Orso: L'aspetto piu complicato del mestiere è interagire con i pugili, perchè ognuno di loro ha una propria personalità e un proprio vissuto, una propria attitudine. Ognuno ha una chiave d'accesso diversa, ma questa è anche la parte piu affascinante e che mi piace di piu' perchè è una sfida quotidiana: tirare fuori il meglio di ognuno.

E' un lavoro difficile: con la stessa persona quello che vale oggi può non valere domani, la chiave d'accesso di oggi potrebbe non valere domani. Avendo fatto l'atleta in prima persona mi rendo conto che a volte sia difficile capire quello che allenatore chiede, e l'apprendimento dipende anche da quanto sei predisposto ogni volta che entri in palestra.

Ognuno ha sogni, scopi diversi, ambizioni diverse. Ognuno è in palestra per motivi diversi, il ring è il motivo che accomuna tutti però ciò che ti porta sul ring può cambiare per ognuno: c'è chi ci entra per imporsi su se stesso, per vincere le insicurezze, chi lo fa perchè sogna di diventare un campione.

Al di là dell'aspetto scientifico dell'allenamento, ognuno mette sul ring personalità, sensibilità, il proprio vissuto. Il lato umano fa la differenza tra ognuno di noi.

E anch'io scopro cose di me che non avrei potuto scoprire se non avessi avuto l'occasione di interagire in modo cosi' intimo con i miei ragazzi che salgono sul ring..

 

Boxenews: A questo proposito, utilizzi spesso un linguaggio particolare, fatto anche di metafore quando comunichi all'angolo con il tuo pugile. Questa sintonia tra maestro e pugile quanto è importante perchè l'atleta renda al meglio?

 

Dino Orso: E' fondamentale, indispensabile. Quando un atleta è in difficoltà sul ring oltre a quella in se stesso ripone la fiducia nel proprio angolo. Quando si gira verso l'angolo deve trovare un viso fidato, nei momenti di difficoltà, quando non basta la sua volontà, deve sentire la voce che viene dall'angolo e se ha quella fiducia, riceverà l'aiuto che gli serve.

L'angolo vede circostanze che un atleta - annebbiato dalla fatica e dai colpi - a volte non vede. A volte sei sotto stress e non sei lucido, non noti certe cose che potrebbero risolvere le situazioni o non fai caso alla difesa: a quel punto l'angolo può indicarti le traiettorie giuste, può darti le risposte.

L'angolo ha per contro una grossa responsabilità, perchè se il pugile si fida di te esegue le tue istruzioni e se gli dai indicazioni sbagliate lo porti a prendere colpi o rischi notevoli. Devi stare attento a cosa dici. Ci vuole un gran rispetto e senso di responsabilità verso i pugili.

 

 

Boxenews: Ultimamente ti abbiamo visto anche all'angolo di Loredana Piazza per il match contro Simona Galassi trasmesso su Italia 1. Qual è la differenza nell'allenare una donna, che opinione hai della boxe femminile?

 

Dino Orso: Ho un gran bel pensare del pugilato femminile. Quando si è iniziato a parlarne - 10, 12 anni fa - ero titubante, non credevo fosse uno sport adatto alle donne, invece col tempo ho conosciuto diverse atlete e ho cambiato idea.

Mediamente sono piu' determinate degli uomini, tecnicamente imparano prima, poi è chiaro, hanno fisicità differenti da quelle dell'uomo e un deficit di forza media rispetto ai pugili maschi, ma compensano con la determinazione.

Per le donne è piu' complicato entrare in palestra e confrontarsi con coetanee o altre donne, è spesso difficile per loro convincere la propria famiglia che vogliono boxare e devono sempre confrontarsi con l'idea sbagliata che si ha sulla boxe.

Fanno quindi fatica già per accedere alla palestra: ecco perchè una donna che decide di fare boxe è mediamente piu' determinata, piu' seria rispetto agli uomini. Poi chiaramente ci sono anche ragazzi dediti al sacrificio e con alto senso del dovere...

Per quanto riguarda Loredana è un'atleta fantastica, ha grandi qualità fisiche e psicologiche, purtroppo con la Galassi non è riuscita ad esprimersi per vicende legate alla sua sfera personale che ha subìto qualche settimana prima del match.

Non è riuscita ad esprimere il suo potenziale - questo non vuol dire che avrebbe vinto, perchè Simona è una grande atleta - però credo che sarebbe stato un altro match.. In ogni caso Simona ha vinto, è lei la campionessa, ne' io ne' Lory abbiamo nulla da recriminare.

 

Boxenews: Tempo fa girava per il web una foto che ti ritraeva in compagnia di 4 ragazzi che hai portato al titolo italiano nelle rispettive categorie di peso: Limone, Cocco, Ballisai, Abatangelo. Quali sono le prospettive future per la tua carriera e i tuoi ragazzi?

 

Dino Orso: Voglio continuare ad allenare con la passione con cui lo faccio ora: entro in palestra con entusiasmo ed esco con altrettanto entusiasmo. Per me allenare è come sedersi a un bel banchetto guarnito con il meglio del cibo.

Quando spengo le luci e chiudo le porte della palestra ho già la voglia di tornarci il giorno dopo. Questa è la mia fortuna: vivo una passione che è diventata il mio lavoro.

E' chiaro, a volte si hanno soddisfazioni e a volte meno, ma in generale quando esco dalla palestra non vedo l'ora di rientrarci.

Questo mi ricompensa degli sforzi e i risultati arrivano di conseguenza.

In palestra ho dei ragazzi che passerrano pro nei prossimi mesi e spero che con l'aiuto di pugili piu' esperti ed affermati come quelli che hai citato, possano replicare i loro successi e magare andare anche oltre...

 

 

Boxenews: Quanto è difficile la situazione del pugilato italiano? Quanto è difficile fare il professionista in Italia rispetto all'estero?

 

Dino Orso: E' difficile fare la boxe in italia, tanti dei nostri pugili in altre nazioni dove la boxe ha una considerazione piu' alta avrebbero potuto fare molte cose in piu'. Credo questo.

Sono molto fiducioso nel futuro della Lega Pro Boxe: c'è stata la svolta e un gruppo di persone di qualità hanno creato un bel circuito per il professionismo, un movimento nuovo che porterà aria fresca al pugilato e opportunità migliori. I nostri pro avranno più occasioni. 

Oggi è dura per i nostri pugili: sono ragazzi che lavorano dalla mattina alla sera, alcuni hanno anche figli, sono veramente degli eroi. Spendono soldi, tempo, si ritrovano a trascurare la famiglia, fanno grossissimi sacrifici. In altri paesi molti pugili italiani avrebbero altre possibilità perchè messi in condizioni di fare solo la boxe. Cocco lavora alla fiat, Loredana Piazza ha un bar di famiglia, Limone è un commerciante, Abatangelo ha un banco al mercato e si alza alle 4 tutte le mattine... pensate se invece di lavorare 8 ore al giorno avessero potuto allenarsi e basta...

 

Boxenews: Quanto è importante la psicologia nella boxe? Quanto conta per un trainer saper cogliere gli stati d'animo e le sensazioni del pugile?

 

Dino Orso: Io in palestra dico spesso che lì sopra è una battaglia tra menti: tutto ciò che sta dal collo in giu' è al servizio di quello che sta dal collo in sù.

E' la testa che dà i comandi alle braccia, al busto, alle gambe, fa la differenza tra individuo e individuo. Un pugile con grandissime doti fisiche se non ha doti psicologiche arriva dove la sua forza lo porta, ma poi basta.

La storia ci racconta di tanti pugili fisicamente non così dotati ma che hanno cavalcato l'onda per tanti anni grazie alla loro forza mentale. Se manca quest'aspetto si va avanti poco e la carriera rischia di diventare breve e finire in modo traumatico. I colpi presi ora magari si pagano più avanti, e a caro prezzo. Una psicologia forte allunga la carriera e la rende meno logorante.

Anche l'aspetto mentale si può allenare: la tenuta mentale, la concentranzione. Rimanere lucidi, fare la scelta giusta sotto stress, questo un pugile deve saperlo fare.

Ritengo inoltre che ogni allenatore abbia il dovere di informarsi anche sull'aspetto mentale della boxe perchè il pugilato non è solo cazzotti, è una battaglia tra due menti, le braccia sono solo lo strumento al servizio della mente...

 

 

 

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