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Cosa vuol dire essere "Campione del Mondo"? Giovanni De Carolis lo è per davvero?

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Scritto da Mario Salomone
martedì, 12 gennaio 2016

Cosa vuol dire essere "Campione del Mondo"? Per la stragrande maggioranza degli sport questa domanda avrebbe una facile risposta. Basta partire dalla banale definizione data da qualsiasi dizionario per convincersi del fatto che un "Campione" è colui che eccelle in una disciplina rispetto a tutti gli altri.


Quando si parla di Campione del Mondo dunque, idealmente, ci si riferisce all'atleta più forte del pianeta in quel determinato sport. Per stabilire chi meriti tale ambito riconoscimento si organizzano dunque tornei e manifestazioni, i cosiddetti "Mondiali", che vedono partecipare i migliori esponenti, o le migliori squadre nazionali qualora si tratti di sport di squadra, giunti all'appuntamento mediante selezioni precedenti: chi vince il torneo è Campione del Mondo e fino all'edizione successiva questo dato sarà indiscutibile ed evidente a tutti.

 

Non altrettanto semplice è la risposta al nostro quesito iniziale nel momento in cui spostiamo la lente d'ingrandimento sul pugilato professionistico, attività per la quale non può sussistere il medesimo schema sopracitato. Il motivo è piuttosto lampante: nel pugilato un match di alto livello, della durata di 12 riprese, comporta un dispendio fisico estremo e richiede talvolta addirittura mesi di recupero, persino per il vincitore, prima che lo si possa contrapporre a un nuovo avversario. Un torneo che coinvolga tutti i pugili del pianeta durerebbe dunque decenni: risulta necessario uno schema differente.

 

Nasce quindi l'esigenza di affidarsi ad un ente che prenda delle decisioni di cruciale importanza, prima fra tutte quella di stabilire, sulla base dei risultati già conseguiti, chi meriti di battersi per il titolo di volta in volta più degli altri. Una simile selezione non potrà mai essere del tutto oggettiva ed ecco che l'ente in questione si troverà a possedere un potere enorme, trattenendo di fatto tra le mani l'andamento della boxe planetaria e la carriera di migliaia di pugili. Se non altro però il nostro problema originario appare risolto: il Campione del Mondo è colui che vince la sfida tra i due atleti selezionati dall'ente; se poi c'è qualcuno più forte di lui, presto o tardi avrà la sua chanche e potrà dimostrarlo.

 

Tutto ciò accadeva molti anni fa. Il sistema inizia però a scricchiolare rumorosamente quando l'autorità suprema dell'ente unico comincia ad essere messa in dubbio, il che, in un sistema che nell'accontentare un pugile ne scontenta almeno 10, non poteva non accadere. Ecco che quindi qualcun altro si propone come ente alternativo, dando la possibilità mondiale a pugili rimasti esclusi dall'elite e assegnando a sua volta il titolo dal nome altisonante: Campione del Mondo. Qual è adesso il vero campione? Quale dei due enti ha maggiore credibilità e prestigio? La guerra, combattuta con molti colpi bassi e tanti interessi nascosti, può avere inizio.

 

Se volessimo raccontare passo dopo passo tutti gli eventi che a partire dall'epoca antidiluviana del campione unico hanno condotto alla frammentazione attuale finiremmo con lo scrivere un autentico trattato allontanandoci dallo scopo originale di questo articolo che è quello di fare un po' di chiarezza sul presente. Ci si consenta allora di riassumere le numerose evoluzioni dei decenni del secolo scorso evidenziando che il "mercato" si è rivelato "saturo" quando le federazioni riconosciute a livello internazionale sono diventate quattro: le ben note WBC, WBA, IBF e WBO. Naturalmente nuovi intrepidi avventurieri hanno provato a conquistarsi la loro fetta di potere e notorietà fondando nuove improbabili sigle ma la loro fortuna è stata generalmente breve, tanto che possiamo affermare, non senza timore di drammatiche smentite future, che la situazione si sia ormai assestata. Chi è dunque il Campione del Mondo in questo scenario variegato? 

 

Teoricamente, sempre volendo rispettare il significato originario dell'espressione, è colui che arriva a detenere più cinture (idealmente tutte), eliminando così ogni ambiguità e passando poi il riconoscimento soltanto a colui che riesca a batterlo, indipendentemente dalle decisioni che nel frattempo le federazioni possano prendere. Una tale figura è oggi generalmente chiamata "Campione Linear" per evidenziare il percorso "lineare" che il titolo compie passando di mano in mano da sconfitto a vincitore e dissolvendosi soltanto in caso di ritiro del detentore o di un suo cambiamento di categoria di peso. Per quanto un simile approccio metodologico non sia esente da pecche, resta oggi il migliore possibile, se non l'unico, per idendificare il vero ed indiscutibile Campione del Mondo di una data categoria di peso della boxe pro.

 

Dal momento però che l'impresa della riunificazione risulta spesso assai ardua a causa degli interessi di federazioni e manager, spesso agli antipodi rispetto a quelli del pubblico, il numero dei Campioni Linear è oggi piuttosto esiguo e tante sono le categorie che ne sono completamente prive. Nasce così l'esigenza di introdurre una nuova definizione per sfamare la sete del popolo, bisognoso di campioni: sorge allora la figura di "Campione del Mondo di sigla". Ecco che per ogni categoria, fatta eccezione per quelle che presentano titoli vacanti o parzialmente riunificati, si afferma la contemporanea presenza di quattro campioni, tutti sullo stesso piano. Si evince dunque che il concetto di "atleta che eccelle su tutti gli altri" è andato a farsi benedire.

 

Vorremmo poterci fermare qui, concludendo che il vero Campione del Mondo è quello Linear e che i quattro Campioni di sigla possono comunque vantare un notevole talento essendosi imposti nell'elite della boxe che conta giustificando così in parte l'appellativo un po' menzognero che li caratterizza. Purtroppo però le federazioni hanno deciso di complicarci ulteriormente la vita e ci costringono ad un passaggio ulteriore. Al fine di moltiplicare i guadagni e di massimizzare l'interesse mediatico e popolare anche per incontri di per sé poveri di grande richiamo, lorsignori hanno pensato bene di inventarsi di sana pianta titoli secondari di minor valore rispetto a quello ufficiale di sigla ma comunque accompagnati dalla magica etichetta "Mondiale" che li renda più appetibili alle folle. Quelle che prima erano semplici eliminatorie utili a designare uno sfidante ufficiale diventano così sfide valide per "il Mondiale ad interim", il "Mondiale Silver" e simili amenità. In questo modo chi non è del mestiere ci casca come una pera e il numero dei cosiddetti "Campioni" si moltiplica a dismisura. Gli addetti ai lavori, gli esperti e gli appassionati di lungo corso tuttavia hanno immediatamente compreso lo stratagemma e al netto di alcune eccezioni dettate da interessi di parte, mai si sognerebbero di concedere a tali manifestazioni l'autoproclamata dicitura di "Mondiale".

 

L'ultima geniale trovata, questa volta davvero diabolica oltre ogni immaginazione, arriva dalla WBA, che in un delirio di avidità e di disprezzo per il buon senso, si è inventata, accanto al classico titolo di sigla e a quello inferiore "ad interim" un titolo addirittura superiore (come se si potesse essere più campioni del campione) creando il Super WBA World Title. Questa mossa, che inizialmente è stata giustificata con la volontà di premiare i pugili in grado di riunificare più cinture o difendere svariate volte la propria (promesse naturalmente poi rimangiate visto che oggi si conquista il titolo "Super" senza queste qualifiche), è riuscita nell'intento di confondere persino appassionati competenti ed intenditori. 

 

Ciò che è avvenuto in realtà è stato un semplice slittamento dei titoli: il "Super" non è altro che il vecchio titolo di sigla e come tale va giudicato; il titolo classico, denominato ora "regular", ha quindi assunto importanza secondaria ed infine l'interim è divenuto addirittura un titolo di terz'ordine. L'equivalente dei campioni di sigla WBO, IBF e WBC è dunque senza alcun dubbio il Super Campione WBA e non il "campione regular", che non eccellendo neppure su tutti i pugili classificati dalla sua stessa federazione giammai potrà dirsi Campione del Mondo, neppure accordando alla definizione un significato più ampio di quello reale.

 

Il nostro portacolori Giovanni De Carolis, a seguito di una strepitosa prestazione, ha conquistato sabato sera in Germania il titolo regular WBA dei pesi supermedi e di conseguenza NON è Campione del Mondo di sigla poiché davanti a lui, sempre per la WBA, c'è il russo Fedor Chudinov che difenderà la propria cintura di "super campione" il 20 febbraio contro il tedesco Felix Sturm. Naturalmente la verità è divenuta talmente contorta e complessa da sfuggire persino alle statistiche ed è naturale che chi oggi agguanti una cintura regular venga immediatamente inserito negli archivi insieme a coloro i quali l'hanno detenuta senza "super campioni" a guardarli dall'alto. Tale inestricabile matassa, unita al comprensibile entusiasmo per la splendida performance di Giovanni rendono in parte scusabile la disinvoltura con cui gli organi di informazione competenti, compreso il nostro, abbiano voluto celebrare il successo senza perdersi in spiegazioni rompicapo.

 

Passata la grande festa tuttavia ci è sembrato opportuno ristabilire la verità e ribadire che continueremo ad informare i nostri lettori sulla natura reale dei titoli di volta in volta disputati senza adottare due pesi e due misure a seconda del fatto che sul ring vi sia un italiano o meno.


Foto tratte da:
wbcboxing.com
wbanews.com
gazzetta.it 

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2 Commenti

Visitore
cesco
13 gennaio 2016, 21:20
Essere un appassionato....e non sapere come funzionano i vari titoli era frustrante :) ....certo che passi il titolo Silver (sciocchezza....ma che almeno ha una logica), ma il titolo Interim....che per definizione dovrebbe stare a significare in parole povere Il campione non può difendere il titolo per un periodo, per motivi documentati e approvati da noi. Non gli togliamo la cintura ma nel frattempo ecco il campione interim che ne farà le veci!! Non appena il campione regolare rientra....lincontro da organizzare è contro il campione sostituto, ed ecco che ad incontro fatto...il titolo interim SCOMPARE!! PUNTO!! Ma che cosa vuol dire che ce lo ritroviamo ancora....o che resta vacante e conquistabile....o che campione regolare e interim non si incontrano e intanto i due titoli vengono messi in palio in altre sfide....??? BUFFONI!! Grazie mille per il bellarticolo che fa finalmente (per me) un pò di chiarezza! Complimenti continuate così!
magicman
Mario Salomone
14 gennaio 2016, 10:59
Grazie per i complimenti Cesco; sulla questione del titolo ad interim hai perfettamente ragione. Quando è stato introdotto lo hanno spacciato per un titolo funzionale unicamente a consentire ai campioni infortunati di recuperare senza perdere la cintura a tavolino. Poi poco a poco si è trasformato in qualcosa di diverso ed oggi in alcune categorie ci ritroviamo in ballo i titoli super, regular ed interim tutti contemporaneamente. Non è facile stabilire quale delle sigle sia la più farsesca ma la WBA ltimamente sta facendo di tutto per guadagnarsi il primato.
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