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Un pessimo verdetto condanna Francesco Di Fiore e regala il titolo italiano a Lenny Bottai

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Peggiore Il migliore 
Scritto da Mario Salomone
venerdì, 08 aprile 2016

Poco fa, presso il Palamacchia di Livorno, l'idolo locale Lenny Bottai (25-3-0, 9 KO) si è immeritatamente laureato campione italiano dei pesi superwelter imponendosi grazie ad un verdetto surreale emesso dai giudici sul suo avversario Francesco Di Fiore (18-13-3, 5 KO). Questi i cartellini ufficiali al termine del match: 97 a 93, 98 a 92 e 96 a 94, tutti in favore del pugile di casa.

 

Assai raramente assistiamo ad un palazzetto tanto gremito di sostenitori come quello che ha accolto i due atleti del main event di questa sera quando va in scena un titolo italiano di pugilato. Frastuono di fischi per Di Fiore, residente nella "rivale" Prato e di incoraggiamento per il beniamino Bottai, da anni entrato nel cuore degli appassionati di pugilato livornesi.

 

L'aspetto positivo della splendida cornice di pubblico è stato tuttavia messo subito in secondo piano dalla pessima figura fatta in diretta televisiva durante l'esecuzione dell'inno nazionale, sonoramente fischiato da un numero non trascurabile di persone: un fatto disdicevole, soprattutto alla vigilia di un titolo italiano, che purtroppo non è stato l'unica nota stonata della serata.

 

Sul ring si sono trovati di fronte due pugili trentottenni, nella fase calante della carriera, entrambi con molte dure battaglie sulle spalle. Non ci si aspettava dunque un livello tecnico eccelso ma occorre ammettere che al netto di un inizio flemmatico i due atleti non si sono risparmiati dando vita ad un match, per quanto pugilisticamente non esaltante, sicuramente molto intenso.

 

I ruoli sono stati fin da subito quelli prevedibili alla vigilia: Di Fiore in costante pressione ed assoluto padrone del centro del quadrato e Bottai intento a muoversi lateralmente nel tentativo di non concedere bersaglio fisso. Ciò che però ha influito negativamente sulla performance del livornese è stato lo scarsissimo uso del jab, dosato col contagocce: un colpo indispensabile per chi adotta una simile strategia.

 

Di Fiore ha quindi avuto sempre gioco facile nel portarsi a cortissima distanza e nel chiudere il rivale alle corde. Ciò gli ha consentito di farsi preferire nelle prime fasi di studio e ancor di più quando ha aumentato il ritmo moltiplicando il numero delle combinazioni. L'eterno difetto del campione tuttavia, ovvero la sua scarsa potenza, gli ha impedito di produrre danni consistenti, permettendo a Bottai di sopportare la pressione uscendone sempre incolume.

 

Intorno alla metà del match all'angolo di Bottai è maturata la consapevolezza che occorresse fare qualcosa di più per vincere ed a Bottai è stato quindi chiesto di conferire maggiore potenza ai colpi abbandonando la boxe decisamente troppo fumosa ed inconsistente esibita fino a quel momento. L'atleta locale ha cercato di eseguire i suggerimenti e proprio in questa fase, accettando la lotta a viso aperto, ha fatto le cose migliori chiudendo molti scambi serrati con ganci di buona fattura. Per quanto la mole di lavoro di Di Fiore continuasse ad essere quantitativamente superiore, Bottai ha finalmente fatto intravedere lampi di maggiore qualità e pulizia tecnica.

 

Con l'approssimarsi della fine del match tuttavia le energie hanno iniziato ad abbandonare il livornese mentre Di Fiore, dal canto suo, ha dato prova di condizione atletica davvero invidiabile finendo l'incontro in crescendo ed inseguendo un ormai stremato Bottai fino all'ultimo suono del gong, pur senza trovare la zampata decisiva.

 

A voler essere generosi si possono assegnare a Bottai tre riprese, per vederne di più occorre possedere una fantasia di prim'ordine. Ma arrivare addirittura a decretare una sua vittoria con un margine di 4 o addirittura 6 punti come hanno fatto due dei tre giudici è davvero fuori da ogni grazia di Dio. Vogliamo augurarci che i giurati si siano fatti condizionare dall'atmosfera del palazzetto e dai boati che accoglievano ogni minimo affondo di Bottai, ma questa tendenza consolidata che vede i pugili in trasferta partire con un handicap nel punteggio prima ancora di salire sul ring inizia a diventare davvero dura da digerire.

 

Onore a Di Fiore per essersi dimostrato un guerriero indomito ed infaticabile e per aver vinto nei fatti un match trasformato in sconfitta da un sistema che evidentemente ha molto che non va.

 

Un sistema, quello del professionismo pugilistico italiano, che Bottai ha spesso attaccato con vibranti e condivisibili dichiarazioni, ma che stasera, tutto sommato, evidentemente è andato bene anche a lui. 


Foto tratte da boxrec.com 

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2 Commenti

Visitore
Tullio
09 aprile 2016, 12:17
Detto che il mio cartellino era 96-94 per Di Fiore, il 96-94 per Bottai ci può anche stare, in fondo un paio di riprese sono state talmente equilibrate da poter essere girate senza destare scandalo. Il verdetto dei due giudici che hanno visto un divario maggiore, invece, è incomprensibile. Concordo con lautore, è veramente brutto che sia stato fischiato linno nazionale: pur nella diversità delle idee politiche, dovremmo sentirci tutti italiani, soprattutto quando si parla di sport (come in questo caso). Evidentemente, invece, nel 2016 a Livorno qualcuno si considera ancora cittadino dellUnione Sovietica.
magicman
Mario Salomone
09 aprile 2016, 14:36
Chiedo scusa ai lettori per la svista relativa alla situazione del titolo precedentemente al match: la cintura era vacante e non in possesso di Di Fiore come erroneamente riportato nella prima stesura dellarticolo. Confermo invece tutti i giudizi di merito.
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