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MUHAMMAD ALI - Parte IV: Il match del secolo, la mandibola fratturata, la prima grande rivincita

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Scritto da Mario Salomone
giovedì, 09 giugno 2016

L'assenza dal ring di Muhammad Ali, dovuta al suo secco rifiuto di arruolarsi nell'esercito americano in occasione della guerra in Vietnam e alla battaglia legale che ne conseguì, durò ben tre anni e sette mesi. Nel frattempo naturalmente il titolo di Campione del Mondo dei pesi massimi non poteva restare congelato e le varie federazioni fecero scelte diverse.

La NYSAC (New York State Athletic Commission) fu la prima a mettere in palio l'ambito riconoscimento nel marzo del 1968 assegnandolo all'astro nascente Joe Frazier in virtù della sua vittoria su Busther Mathis. Allo Stato di New York si accodarono subito l'Illinois, il Maine, il Massachusetts e la Pennsylvania. Un mese dopo fu il turno della WBA che al termine di un torneo ad otto partecipanti mise in palio il proprio titolo nel match finale tra Jerry Quarry e Jimmy Ellis che fu vinto a sorpresa ai punti da quest'ultimo. Infine la WBC e la rivista The Ring Magazine decisero di incoronare il vincitore del match di riunificazione tra Frazier ed Ellis che il primo dominò e chiuse in quattro riprese.

 

Il mondo del pugilato attendeva però con impazienza il ritorno sulla scena dell'indimenticato Campione, cosicché quando finalmente Ali riuscì a ottenere il permesso di riprendere l'attività agonistica il percorso che lo avrebbe condotto a trovarsi di fronte a Frazier fu rapido, forse più rapido del dovuto. La lunga inattività aveva inciso notevolmente sulle capacità atletiche di Ali che dopo un match lampo con Quarry, fermato presto per ferita, evidenziò tutta la ruggine accumulata contro il coriaceo ma tecnicamente limitato Oscar Bonavena. The Greatest impiegò quindici lunghe riprese per mettere finalmente KO l'argentino: ci sarebbe voluto del tempo per recuperare parte dell'agilità e dei riflessi sopraffini che lo avevano reso grande prima della pausa forzata, ma il tempo come si sa è denaro e il mondo del resto non poteva attendere ancora a lungo prima di sapere chi fosse il vero imperatore della categoria regina.

 

Fu così che nel marzo del '71, meno di cinque mesi dopo il ritorno dell'ex Campione, andò in scena quello che fu mediaticamente ribattezzato "Il match del secolo". Ciò che gli organizzatori non potevano immaginare tuttavia è che tale definizione si sarebbe rivelata persino riduttiva rispetto a quanto i due atleti avrebbero prodotto sul ring. L'incontro ebbe una visibilità stratosferica: trasmesso in cinquanta paesi e commentato in 12 lingue, si stima sia stato visto da circa 300 milioni di persone in tutto il mondo, più di quante avessero seguito il primo sbarco dell'uomo sulla luna due anni prima.

 

Il significato del confronto andò naturalmente oltre il piano meramente sportivo. Da una parte c'era il "renitente" Ali, rappresentante dell'America antagonista e ribelle, dall'altra il "conservatore" Frazier, che pur essendo stato dispensato dalla chiamata alle armi in virtù della moglie e dei figli piccoli a carico, scrisse che avrebbe servito con gioia il suo paese qualora gli fosse stato richiesto. Celebre fu lo scambio di battute tra i due pugili sul ring, raccontato in seguito dall'arbitro Arthur Mercante:

Ali: "Lo sai vero che sei di fronte a Dio questa notte?"

Frazier: "Se tu sei Dio, stanotte sei nel posto sbagliato"

 

Di seguito il celeberrimo video di quello che forse fu il più grande match della storia dei pesi massimi.

 

 

La bruciante sconfitta fece comprendere ad Ali che l'unico modo per tornare sul tetto del mondo fosse quello di riacquisire la miglior forma fisica poco a poco, senza bruciare le tappe, mettendo fieno in cascina match dopo match. Iniziò così un graduale percorso di crescita che vide il Labbro di Louisville migliorare sempre di più confrontandosi contro pugili di ottimo livello ma naturalmente inferiori al tarantolato Smokin' Joe. Dopo dieci convincenti successi Ali incappò tuttavia in un brusco incidente di percorso quando nel marzo del 1973 si trovò di fronte il poco convenzionale e all'epoca poco quotato Ken Norton. Norton, la cui vittoria era pagata cinque volte la posta dagli allibratori, fu in assoluto il pugile il cui stile risultò più indigesto ad Ali. La sua difesa "a granchio", il suo tempismo nel colpire d'incontro e la sua intelligenza tattica rappresentarono un rebus che The Greatest, ulteriormente penalizzato da una frattura alla mandibola che lo condizionò a partire dalle prime fasi del combattimento, non riuscì a risolvere. Norton avrebbe poi rivelato di aver tratto ispirazione, nel preparare il match apparentemente impari che lo attendeva, dal libro "Think and grow rich" di Napoleon Hill ed in particolare dal seguente passo: "Le battaglie della vita non sempre si risolvono a favore dell'uomo più forte o di quello più veloce, ma presto o tardi l'uomo che vince è colui che pensa di potercela fare." Ecco le immagini di quella inattesa sconfitta:

 

 

 

Giusto il tempo di riprendersi dalla frattura e Ali manifestò la ferma intenzione di vendicare il passo falso per tornare a inseguire il sogno di riconquistare lo scettro mondiale. La rivincita andò in scena cinque mesi dopo il primo confronto e ancora una volta Ali incontrò notevoli difficoltà nel disinnescare il rivale e nell'imporsi. Questa volta però la forza di volontà del Labbro di Louisville fu più forte e gli permise di aggiudicarsi la vittoria sul filo di lana grazie soprattutto a un generoso ed encomiabile ultimo round. Il verdetto, come in occasione del precedente confronto, fu di Split Decision, ma questa volta a sollevare i pugni al cielo fu Muhammad Ali, tornato in corsa verso l'olimpo dei pesi massimi. A voi il filmato della riscossa del più grande:




CONTINUA...


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PARTE III

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