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MUHAMMAD ALI - Parte V: Il conto in sospeso, the rumble in the jungle, thrilla in Manila

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Scritto da Mario Salomone
lunedì, 13 giugno 2016

Quando Ali si prese la sua rivincita su Norton, il titolo mondiale dei pesi massimi era già passato di mano. Joe Frazier infatti, dopo la straordinaria performance che gli aveva consentito di battere The Greatest e dopo aver difeso lo scettro in altre due occasioni, era stato letteralmente spazzato via contro ogni previsione dal formidabile George Foreman che in meno di due round lo aveva atterrato sei volte lasciando il mondo a bocca aperta. Chi aveva visto Smokin' Joe all'opera e ne conosceva la tempra inossidabile non poteva credere ai propri occhi nel vederlo sballottato da una parte all'altra del ring dal nuovo astro nascente: Foreman apparve subito agli occhi di tanti come un guerriero invincibile.

 

Prima di puntare al bersaglio grosso tuttavia Ali aveva ancora un conto in sospeso da regolare: la sconfitta patita ad opera di Joe doveva essere vendicata. Fu così che il 28 gennaio del 1974 i due grandi rivali si trovarono nuovamente di fronte, questa volta per un match previsto sulla durata delle dodici riprese al Madison Square Garden di New York, già teatro della prima memorabile sfida. 

 

Un singolare episodio aggiunse pepe, semmai ce ne fosse bisogno, alla già attesissima battaglia: i due pugili, invitati ad una trasmissione televisiva il 23 gennaio, per commentare insieme al giornalista Howard Cosell le immagini del primo match, ebbero un forte alterco che culminò in un principio di rissa quando Frazier, alzatosi in piedi dopo essere stato definito "ignorante" da Ali, fu afferrato per la testa dall'avversario ruzzolando a terra insieme a lui. I due pugili furono separati a fatica dalle persone presenti in sala e furono in seguito multati dalla commissione atletica di New York con cinquemila dollari di ammenda per la loro condotta disdicevole.

 

Per quanto meno spettacolare ed intenso rispetto agli altri due capitoli della storica trilogia, il match fu comunque molto godibile: una fantastica contrapposizione di stili tra il danzante e sfuggevole Ali e l'ineasauribile picchiatore Frazier. The Greatest dimostrò di aver imparato la lezione e di essere tornato al 100% della forma fisica, aggiudicandosi meritatamente il match ai punti. Ecco le immagini del confronto:


 

 

La vittoria spianò la strada ad Ali per quello che verrà ricordato come il match più importante, significativo e indimenticabile di tutti i tempi: The Rumble in the Jungle. George Foreman, dopo la roboante vittoria su Frazier che gli valse il titolo mondiale aveva inanellato altri due trionfi-lampo, il primo contro il modesto Jose Roman, il secondo proprio contro quel Norton che aveva battuto Ali una volta e gli aveva fatto sudare sette camicie la seconda. Il pubblico rimase ancora una volta stupefatto nel vedere come Foreman si sbarazzava in meno di due round del coraggioso Ken, travolto da montanti di inumana violenza e del tutto incapace di trovare contromisure. Dovette rimanere sorpreso lo stesso Ali, quella sera in veste di commentatore tecnico, che aveva pronosticato un successo di Norton. Naturalmente The Greatest non si mostrò impressionato davanti ai microfoni: affermò subito che Foreman fosse pericoloso soltanto nelle prime riprese e che gli sarebbe bastato costringerlo a combattere fino alla seconda metà del match per domarlo. In pochi lo presero sul serio.

 

A organizzare il grande match fu il discusso e misterioso Don King, all'epoca ancora agli inizi della sua fulgida carriera di grande manager del mondo della boxe. King, noto alle cronache per essersi macchiato di ben due omicidi, uno dei quali commesso a mani nude, promise ai due atleti 5 milioni di dollari a testa qualora si fossero affidati a lui per l'allestimento dell'incontro. Non avendo le risorse materiali per agire in patria ebbe poi la brillante idea di chiedere l'aiuto di uno stato estero disposto a sobbarcarsi le ingenti spese in cambio della clamorosa visibilità che l'evento avrebbe garantito. Trovò così un valido alleato nel dittatore sanguinario Mobutu, guida suprema dell'allora Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo) che nella sua mania di grandezza e onnipotenza concesse volentieri mezzi e denaro per portare il suo paese al centro dell'attenzione del mondo.

 

I due pugili trascorsero buona parte dell'estate allenandosi in Zaire in modo da abituarsi al caldo tropicale dello stato africano. Gli abitanti locali scelsero immediatamente Ali come proprio beniamino: The Greatest si presentava come il difensore degli oppressi e degli umili, per tutta la vita si era battuto denunciando i soprusi contro gli uomini e le donne di colore e pur acquisendo fama e gloria non si era mai moralmente unito alla classe dominante. Indimenticabile resterà il coro assordante dei sessantamila spettatori presenti al combattimento che a più riprese urlavano "Ali bomaye!" che nell'idioma locale significa "Ali, uccidilo!"

 

Dopo un rinvio di circa un mese dovuto a una ferita riportata da Big George in allenamento l'incontro andò dunque finalmente in scena il 30 ottobre del 1974. Fonti non verificate affermano che Foreman e il suo staff rivolsero una preghiera a Dio dello spogliatoio affinché Ali non perdesse la vita sul ring; l'episodio, qualora fosse vero, darebbe un'idea significativa di quanto il Labbro di Louisville fosse erroneamente sottovalutato. Sull'incontro in sé riteniamo che le immagini valgano più di mille parole, dunque vi lasciamo al filmato del capolavoro del più grande. Ci limitiamo soltanto ad aggiungere una frase significativa che Foreman avrebbe pronunciato tempo dopo: "Dopo l'incontro, per un po' fui pieno di rancore. Mi aggrappavo ad ogni sorta di scusa. Le corde del ring che erano troppo molli; l'arbitro che contò troppo veloce; la ferita che interferì col mio allenamento; io che forse ero stato drogato. Avrei dovuto soltanto dire che il migliore aveva vinto, ma non avevo mai perso prima e quindi non sapevo perdere."


 

 

Per l'ultimo capitolo della nostra video-storia ci spostiamo in avanti di circa un anno passando al primo ottobre del 1975 quando, ancora una volta in una località esotica, presso la città filippina di Quezon City, Ali concesse allo storico rivale Frazier l'opportunità di battersi con lui per la terza volta. Il match, soprannominato "Thrilla in Manila" pur non essendosi disputato nella pur vicina capitale, rappresentò dunque l'ultimo capitolo di una delle trilogie più spettacolari ed emozionanti di sempre e non soltanto non deluse le aspettative, ma addirittura le superò al punto che alcuni ritengono il terzo match ancora più bello ed entusiasmante del primo. Il clima che si respirava nei due campi di allenamento, in base a quello che verrà poi raccontato dai testimoni, fu diametralmente opposto. Tra lo staff di Ali dominava un forte e spensierato ottimismo. The Greatest era convinto che l'avversario fosse ormai in inesorabile declino, tanto che il match era considerato dal suo team una sorta di "regalo" all'ex campione che gli consentisse di guadagnare l'ultima borsa consistente della carriera. Numerose distrazioni distolsero l'attenzione del Labbro di Louisville dagli allenamenti, da quelle mediatiche a quelle sentimentali. Dall'altra parte Frazier si allenava con una determinazione senza pari. Smokin' Joe si sentiva tradito da Ali poiché nonostante gli aiuti che gli aveva dato, battendosi pubblicamente per la sua riabilitazione dopo il mancato arruolamento e prestandogli addirittura dei soldi durante il suo periodo di esilio forzato, vedeva per la terza volta il campione mancargli di rispetto insultandolo durante le conferenze stampa e prendendo addirittura a pugni un finto scimmione davanti alle telecamere per sottolineare la somiglianza che a suo dire sussisteva tra Frazier e i gorilla. In seguito Ali affermò che tali comportamenti fossero finalizzati unicamente ad aumentare l'interesse mediatico per il match ma la spiegazione non convinse mai Frazier e a partire da quel periodo mise le sue radici tra i due campioni un'ostilità che sarebbe durata per molti anni.

 

Ciò che accadde sul ring è storia. Due uomini disposti a battersi fino alla morte si scambiarono colpi tremendi per quattordici interminabili riprese mandando il mondo in visibilio ed entrando di diritto nella categoria degli interpreti immortali del pugilato. Quando Frazier, ormai quasi impossibilitato a vedere attraverso gli occhi tumefatti per via dei colpi subiti fu fermato dal suo angolo, incredibilmente ebbe la forza di protestare contro il suo allenatore Eddie Futch che però saggiamente gli disse "E' tutto finito Joe. Nessuno dimenticherà mai quello che hai fatto qui oggi". Un esausto Ali ebbe appena le energie necessarie per alzarsi dallo sgabello sollevando le braccia al cielo prima di crollare per la fatica sorretto dai suoi uomini d'angolo. Ecco a voi il superlativo e drammatico incontro:

 

 

 

Il nostro breve viaggio a puntate si chiude qui. Ali continuò a combattere ma quel terzo match con l'instancabile Joe lo segnò profondamente nel fisico conducendolo verso l'inesorabile declino. Non vi proporremo dunque performance non all'altezza del mito come le vittorie risicate su Young e Shavers o il furtarello comminato a Norton nel terzo capitolo della loro trilogia, per non parlare degli ultimi tristi combattimenti persi con Holmes e Berbick, ma neppure il Fight of The Year perduto contro il modesto Spinks nè la successiva rivincita. Preferiamo lasciarvi con l'ultima grande pagina di boxe che il più grande peso massimo di tutti i tempi ha saputo regalarci battendosi con indomito coraggio ed estrema ostinazione contro un degno rappresentante del Gotha dei pesi massimi di ogni epoca.

 

Vi salutiamo infine con uno dei tanti video-tributi presenti sul web in onore di Muhammad Ali, particolarmente bello poiché mette insieme le sue poesie, le sue stravaganze, spezzoni dei suoi allenamenti e naturalmente i principali momenti magici vissuti sul ring. Addio Grande Campione, riposa in pace. Il ruo ricordo albergherà per sempre nei nostri cuori.





FINE


PARTE I
PARTE II
PARTE III
PARTE IV 

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