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BOXENEWS CHIUDE DOPO UN LUSTRO DI SODDISFAZIONI
lunedì, 30 gennaio 2017 | Luigi Murru
BOXENEWS CHIUDE DOPO UN LUSTRO DI SODDISFAZIONI     Questa è la news più difficile da dare a tutti voi. E non è per fare retorica che utilizzerò l'aggettivo “cari” lettori. Siete in tanti e ci avete sempre supportato ma dopo ben 5 anni di...
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match
Mikey Garcia distrugge in sole tre riprese Zlaticanin
domenica, 29 gennaio 2017 | Rocco Elia
Mikey Garcia distrugge in sole tre riprese Zlaticanin Si è disputato nella notte presso l MGM Grand di Las Vegas il match con in palio il titolo WBC dei pesi leggeri detenuto da Dejan Zlaticanin (22-1-0, 15 KO) che ha affrontato Mikey Garcia (36-0-0-30 KO). Il match si è chiuso alla terza...
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Boxe italiana
Moncelli batte Lezzi con un verdetto controverso
domenica, 22 gennaio 2017 | Rocco Elia
Moncelli batte Lezzi con un verdetto controverso Si è disputato ieri presso il Palasport di Andria il match valevole per il titolo italiano dei pesi Superwelter tra il coratino Felice Moncelli (16-4-1,5 KO) ed il barese Francesco Lezzi (9-7-1, 2KO). Il match si è...
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newsflash
Samuele Esposito sconfitto in Francia da Petitjean
domenica, 22 gennaio 2017 | Marco De Silvo
newsflash   Ieri sera, al Palais des Sport Marcel Cerdan, Samuele Esposito (21-4-0, 11ko) è stato sconfitto dal locale Franck Petitjean (18-4-3, 3ko) in quello che probabilmente è stata la sua ultima apparizione sul ring. Il pugile campano...
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match
Davis abbatte Pedraza in sette round
domenica, 15 gennaio 2017 | Marco De Silvo
Davis abbatte Pedraza in sette round   Gervonta Davis (17-0-0, 16ko) è il nuovo campione IBF dei superpiuma. Ieri sera, al Barclays Center di Brooklin (New York), il 22enne di Baltimora ha spodestato Jose Pedraza (22-1-0, 12ko), spazzato via come una furia al settimo round,...
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match
L'atteso incontro di riunificazione tra James DeGale e Badou Jack finisce in pareggio
domenica, 15 gennaio 2017 | Rugantino Marcantoni
L'atteso incontro di riunificazione tra James DeGale e Badou Jack finisce in pareggio Al Barclays Center di Brooklyn, si è appena concluso l'attesissimo match di riunificazione dei pesi super medi tra il campione WBC Badou Jack (20-1-3,12KO) e il detentore della corona IBF James DeGale (23-1-1,14KO).
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newsflash
Lara batte Foreman con un gran KO al quarto round
sabato, 14 gennaio 2017 | Rocco Elia
Lara batte Foreman con un gran KO al quarto round Si è disputato ieri il match tra Yuri Foreman (34-3-0-10 KO) e Erislandy Lara (24-2-2, 14 KO), valevole per il titolo WBA Super dei pesi Super welter in possesso di Lara.   Il match è stato vinto da Lara in soli 4 round, in cui il...
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Comunicati stampa.
Il 21 gennaio Derby tutto pugliese per il vacante titolo italiano dei superwelter
mercoledì, 04 gennaio 2017 | Antonello De Felice
Il 21 gennaio Derby tutto pugliese per il vacante titolo italiano dei superwelter   BOXING PROFESSIONISTI SABATO 21 GENNAIO 2017: LEZZI  VS  MONCELLI  VACANTE TITOLO ITALIANO SUPERWELTER    Sabato 21 gennaio 2017, il Palasport di Andria (BT)- in Corso Germania- ospiterà il vacante titolo...
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match
Le nazioni cha hanno ottenuto i migliori risultati nel 2016. Svettano USA, Messico e Regno Unito.
sabato, 31 dicembre 2016 | Rugantino Marcantoni
Le nazioni cha hanno ottenuto i migliori risultati nel 2016. Svettano USA, Messico e Regno Unito. Come di consuetudine alla fine di ogni anno, vediamo quali sono state le nazioni pugilisticamente più virtuose nel 2016. Come al solito le nazioni che hanno ottenuto i risultati più importanti sono USA, Messico e Regno Unito. La...
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match
I match più belli del 2016! (VIDEO) - PARTE 2
mercoledì, 28 dicembre 2016 | La Redazione
I match più belli del 2016! (VIDEO) - PARTE 2 Ed ecco a voi le prime tre posizioni della breve classifica di Boxenews.com relativamente agli incontri più spettacolari ed avvincenti di questo 2016. Buona visione!
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Intervista a Emanuele “Sioux” Blandamura, sfidante al titolo europeo dei pesi medi

Valutazione dell'utente: ONONONONOFF / 3
Contributo di Andrea Rosellini
sabato, 05 luglio 2014

Il 26 luglio alla Phones 4u Arena di Manchester nel sottoclou di Dereck Chisora vs Tyson Fury II, si contenderanno il vacante titolo europeo dei pesi medi il nostro Emanuele “Sioux” Blandamura (22-0, 5 KO) e l’inglese Billy Joe “Superb” Saunders (19-0, 10 KO).
 

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Italy vs The World! Settima puntata: Emanuele Blandamura

Valutazione dell'utente: ONONONONON / 2
Scritto da Franco Ligas
lunedì, 30 giugno 2014

Il nostro pugilato professionistico non gode purtroppo di straordinaria salute. In questo momento, nonostante la frammentazione delle sigle mondiali renda un po' più semplice per i pugili ottenere una chanche iridata rispetto al passato, nessun atleta italiano detiene una cintura fra le quattro più importanti (WBC, WBA, WBO e IBF). Ci siamo dunque chiesti se ciò sia dovuto esclusivamente a una disparità di livello tra i migliori esponenti della nostra boxe e i corrispettivi campioni internazionali o se il basso peso politico dei nostri manager renda ulteriormente difficoltoso l'allestimento di match iridati per nostri pugili che magari li meriterebbero. Premesso che la verità in questi casi sta solitamente nel mezzo, abbiamo provato a dare una risposta mettendo a confronto i primi dieci pugili italiani P4P secondo la classifica del celebre sito Boxrec.com con i paripeso campioni mondiali di sigla azzardando un pronostico per ciascun fantasy-match. Vi esortiamo a dire la vostra attraverso i commenti!

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Lomachenko sconfigge ai punti Russell Jr. e conquista il mondiale WBO dei pesi piuma

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Contributo di Daniele Sepe
domenica, 22 giugno 2014


Si è concluso poche ore fa, sul ring dello StubHub Center di Carson, in California, l'incontro  tra Gary Russell Jr. (24-1-0, 14 KO) e Vasily Lomachenko (2-1-0, 1 KO), incontro vinto dal fenomeno ucraino  dopo 12 round appassionanti coi punteggi di 114-114, 116-112 e 116-112 e che gli è valso la vacante cintura mondiale dei pesi piuma per la sigla WBO, titolo conquistato al terzo match da professionista e che gli permette di eguagliare il record del thailandese Saensak Muangsurin, che nel '75 fece suo quello WBC dei pesi superleggeri con lo stesso numero di match combattuti (tutti vinti, a differenza del due volte campione olimpico sconfitto nell'incontro precedente dal messicano Orlando Salido).

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Cotto fa il miracolo, distrugge Martinez e conquista il 4° mondiale in carriera!

Valutazione dell'utente: ONONONONON / 16
Contributo di Daniele Sepe
domenica, 08 giugno 2014


Freddo, inarrestabile, praticamente perfetto. Miguel Cotto (39-4-0, 32 KO), sfavorito dai pronostici ed alla prima chance per un titolo mondiale tra i pesi medi in carriera, ha annichilito poche ore fa sul ring del Madison Square Garden di New York con una prestazione sensazionale l'argentino Sergio "Maravilla" Martinez (51-3-2, 28 KO), costringendo l'allenatore del pugile di Quilmes a fermare l'incontro nell'intervallo tra il nono ed il decimo round dopo averlo mandato al tappeto per ben 3 volte nel corso della prima ripresa ed una volta nella nona.

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Froch abbatte Groves con un tremendo destro all'ottavo round! (VIDEO KO)

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Contributo di Daniele Sepe
domenica, 01 giugno 2014

 

Nessuna sorpresa, nessuna vendetta, nessun "conto in sospeso" saldato. Poche ore fa, davanti a ben 80.000 persone in estasi presenti al Wembley Stadium di Londra il "Cobra di Nottingham", Carl Froch (33-2-0, 24 KO), ha conservato le proprie cinture IBF e WBA dei pesi supermedi abbattendo all'ottavo round con un magnifico destro l'orgoglio di Hammersmith, "Saint" George Groves (19-2-0, 15 KO), nel rematch della sfida andata in scena lo scorso 23 novembre e conclusasi con un discusso stop ai danni del londinese durante il 9° round (LEGGI ARTICOLO).

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Lo stakanovista del ring: quando conobbi Holyfield

Valutazione dell'utente: ONONONONOFF / 6
Scritto da Franco Ligas
mercoledì, 21 maggio 2014

Conobbi Evander Holyfield il 7 maggio 1985 a Lake Tahoe in Nevada, nella mia prima trasferta negli Stati Uniti.

Se Umberto Branchini ingaggiò da prof i nostri magnifici otto delle olimpiadi di Los Angeles, la stessa cosa fece il suo amico Lou Duva con le stars americane di quella stessa Olimpiade.
Al Caesars Tahoe di Stateline, quella sera combatterono i vari Breland, Whitaker, Taylor e il nostro Francesco Damiani. Ospite d’onore di quella serata era Holyfield.
(Evander a LA conquistò soltanto il bronzo dei 90 kg perché fu squalificato in semifinale per aver colpito al suono del gong il neozelandese Kevin Barry).

Mi rimase impresso il suo aspetto sempre sorridente ed elegante. Il colletto della camicia era bianchissimo e sembrava inamidato. Spiccava in quel collo, anch’esso dritto, rigido e lungo. Non si allontanava mai dal suo procuratore per il quale nutriva grande stima. Fu Lou Duva a convincerlo a fare il salto di categoria nei massimi. Un pò perché il titolo mondiale massimi leggeri non fruttava tanti dollari ma soprattutto perché c’erano i numeri per primeggiare anche nella categoria dei massimi. Nell’era Mike Tyson i dollari spuntavano come funghi. (A questo salto in alto non rinunciò nemmeno Michael Spinks mondiale mediomassimi da 1981 al 1985 e dei massimi, battendo Larry Holmes, dal 1985 al 1987).

 

Conobbi Evander Holyfield il 7 maggio 1985 a Lake Tahoe in Nevada, nella mia prima trasferta negli Stati Uniti.

Se Umberto Branchini ingaggiò da prof i nostri magnifici otto delle olimpiadi di Los Angeles, la stessa cosa fece il suo amico Lou Duva con le stars americane di quella stessa Olimpiade.
Al Caesars Tahoe di Stateline, quella sera combatterono i vari Breland, Whitaker, Taylor e il nostro Francesco Damiani. Ospite d’onore di quella serata era Holyfield.
(Evander a LA conquistò soltanto il bronzo dei 90 kg perché fu squalificato in semifinale per aver colpito al suono del gong il neozelandese Kevin Barry).

Mi rimase impresso il suo aspetto sempre sorridente ed elegante. Il colletto della camicia era bianchissimo e sembrava inamidato. Spiccava in quel collo, anch’esso dritto, rigido e lungo. Non si allontanava mai dal suo procuratore per il quale nutriva grande stima. Fu Lou Duva a convincerlo a fare il salto di categoria nei massimi. Un pò perché il titolo mondiale massimi leggeri non fruttava tanti dollari ma soprattutto perché c’erano i numeri per primeggiare anche nella categoria dei massimi. Nell’era Mike Tyson i dollari spuntavano come funghi. (A questo salto in alto non rinunciò nemmeno Michael Spinks mondiale mediomassimi da 1981 al 1985 e dei massimi, battendo Larry Holmes, dal 1985 al 1987).

Ma torniamo a Holyfield. Il primo incontro nella nuova categoria lo disputò nel luglio 1988 ma, prima di entrare nel suo record, dobbiamo chiederci e dire chi erano l’uomo e l’atleta.
Cresciuto dalla madre e dalla nonna, dimostrò subito senso di appartenenza alla grande boxe e spirito di sacrificio. È stato il primo a curare in maniera scientifica il fisico. Lavorava, tutti i giorni, per ore e ore con quegli infernali attrezzi che l’industria americana del fitness sfornava. Nei periodi di riposo attivo si allenava per otto ore al giorno. Sono gli anni in cui il collo sembrava meno lungo grazie al lavoro fatto sui trapezi. Aveva costruito una paratia davanti ai reni e al fegato. Era meticoloso e voleva il meglio. Si era costruito un fisico da vero massimo. (da atleta vero ricordiamo che nel 1988 sconfisse negli ottocentro metri l’olimpionico dei 100, 200 e del lungo Carl Lewis).
Le sue prime vittime furono James Tillis, il primo a chiudere ai punti contro Tyson, poi Pinklon Thomas e Michael Dokes.
Dove c’era Tyson compariva all’improvviso lui. Sorridente e convinto che prima o poi l’avrebbe incontrato. Aveva stampato delle magliette bianche che distribuiva con parsimonia. Una la riportai in Italia. La nascosi così bene da non trovarla più. Me la regalò al termine di un’intervista rilasciata alla vigilia di Bruno-Tyson mondiale WBC del 16 marzo 1996.

In quei giorni c’erano i fratelli Klitschko ma li ignorò. In quella intervista mi disse: “…prima o poi lo incrocerò sul ring (Tyson) e lo batterò con la mia intelligenza...
Da quel giorno intensificò i suoi allenamenti massacranti alternando le macchine alla corsa. Come sparring partner scelse pugili abituati a ricorrere alle furbizie per sopravvivere con la boxe. Tutte astuzie che ha sfruttato al meglio contro Iron Mike. Fù una corsa di fondo ma al traguardo arrivò lavorando, soffrendo e ancora lavorando e soffrendo. Furono quelle astuzie o piccole scorrettezze che mandarono Tyson in tilt.

Ancora oggi sono comunque convinto che il Tyson pre-carcere avrebbe vinto.
La sua arcinota intelligenza pugilistica non gli ha impedito di commettere tanti errori da uomo, marito e padre.

- See more at: http://www.francoligas.it/pugilato/lo-stakanovista-del-ring/#sthash.lKusqL9A.dpuf

Conobbi Evander Holyfield il 7 maggio 1985 a Lake Tahoe in Nevada, nella mia prima trasferta negli Stati Uniti.

Se Umberto Branchini ingaggiò da prof i nostri magnifici otto delle olimpiadi di Los Angeles, la stessa cosa fece il suo amico Lou Duva con le stars americane di quella stessa Olimpiade.
Al Caesars Tahoe di Stateline, quella sera combatterono i vari Breland, Whitaker, Taylor e il nostro Francesco Damiani. Ospite d’onore di quella serata era Holyfield.
(Evander a LA conquistò soltanto il bronzo dei 90 kg perché fu squalificato in semifinale per aver colpito al suono del gong il neozelandese Kevin Barry).

Mi rimase impresso il suo aspetto sempre sorridente ed elegante. Il colletto della camicia era bianchissimo e sembrava inamidato. Spiccava in quel collo, anch’esso dritto, rigido e lungo. Non si allontanava mai dal suo procuratore per il quale nutriva grande stima. Fu Lou Duva a convincerlo a fare il salto di categoria nei massimi. Un pò perché il titolo mondiale massimi leggeri non fruttava tanti dollari ma soprattutto perché c’erano i numeri per primeggiare anche nella categoria dei massimi. Nell’era Mike Tyson i dollari spuntavano come funghi. (A questo salto in alto non rinunciò nemmeno Michael Spinks mondiale mediomassimi da 1981 al 1985 e dei massimi, battendo Larry Holmes, dal 1985 al 1987).

Ma torniamo a Holyfield. Il primo incontro nella nuova categoria lo disputò nel luglio 1988 ma, prima di entrare nel suo record, dobbiamo chiederci e dire chi erano l’uomo e l’atleta.
Cresciuto dalla madre e dalla nonna, dimostrò subito senso di appartenenza alla grande boxe e spirito di sacrificio. È stato il primo a curare in maniera scientifica il fisico. Lavorava, tutti i giorni, per ore e ore con quegli infernali attrezzi che l’industria americana del fitness sfornava. Nei periodi di riposo attivo si allenava per otto ore al giorno. Sono gli anni in cui il collo sembrava meno lungo grazie al lavoro fatto sui trapezi. Aveva costruito una paratia davanti ai reni e al fegato. Era meticoloso e voleva il meglio. Si era costruito un fisico da vero massimo. (da atleta vero ricordiamo che nel 1988 sconfisse negli ottocentro metri l’olimpionico dei 100, 200 e del lungo Carl Lewis).
Le sue prime vittime furono James Tillis, il primo a chiudere ai punti contro Tyson, poi Pinklon Thomas e Michael Dokes.
Dove c’era Tyson compariva all’improvviso lui. Sorridente e convinto che prima o poi l’avrebbe incontrato. Aveva stampato delle magliette bianche che distribuiva con parsimonia. Una la riportai in Italia. La nascosi così bene da non trovarla più. Me la regalò al termine di un’intervista rilasciata alla vigilia di Bruno-Tyson mondiale WBC del 16 marzo 1996.

In quei giorni c’erano i fratelli Klitschko ma li ignorò. In quella intervista mi disse: “…prima o poi lo incrocerò sul ring (Tyson) e lo batterò con la mia intelligenza...
Da quel giorno intensificò i suoi allenamenti massacranti alternando le macchine alla corsa. Come sparring partner scelse pugili abituati a ricorrere alle furbizie per sopravvivere con la boxe. Tutte astuzie che ha sfruttato al meglio contro Iron Mike. Fù una corsa di fondo ma al traguardo arrivò lavorando, soffrendo e ancora lavorando e soffrendo. Furono quelle astuzie o piccole scorrettezze che mandarono Tyson in tilt.

Ancora oggi sono comunque convinto che il Tyson pre-carcere avrebbe vinto.
La sua arcinota intelligenza pugilistica non gli ha impedito di commettere tanti errori da uomo, marito e padre.

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Conobbi Evander Holyfield il 7 maggio 1985 a Lake Tahoe in Nevada, nella mia prima trasferta negli Stati Uniti.

Se Umberto Branchini ingaggiò da prof i nostri magnifici otto delle olimpiadi di Los Angeles, la stessa cosa fece il suo amico Lou Duva con le stars americane di quella stessa Olimpiade.
Al Caesars Tahoe di Stateline, quella sera combatterono i vari Breland, Whitaker, Taylor e il nostro Francesco Damiani. Ospite d’onore di quella serata era Holyfield.
(Evander a LA conquistò soltanto il bronzo dei 90 kg perché fu squalificato in semifinale per aver colpito al suono del gong il neozelandese Kevin Barry).

Mi rimase impresso il suo aspetto sempre sorridente ed elegante. Il colletto della camicia era bianchissimo e sembrava inamidato. Spiccava in quel collo, anch’esso dritto, rigido e lungo. Non si allontanava mai dal suo procuratore per il quale nutriva grande stima. Fu Lou Duva a convincerlo a fare il salto di categoria nei massimi. Un pò perché il titolo mondiale massimi leggeri non fruttava tanti dollari ma soprattutto perché c’erano i numeri per primeggiare anche nella categoria dei massimi. Nell’era Mike Tyson i dollari spuntavano come funghi. (A questo salto in alto non rinunciò nemmeno Michael Spinks mondiale mediomassimi da 1981 al 1985 e dei massimi, battendo Larry Holmes, dal 1985 al 1987).

Ma torniamo a Holyfield. Il primo incontro nella nuova categoria lo disputò nel luglio 1988 ma, prima di entrare nel suo record, dobbiamo chiederci e dire chi erano l’uomo e l’atleta.
Cresciuto dalla madre e dalla nonna, dimostrò subito senso di appartenenza alla grande boxe e spirito di sacrificio. È stato il primo a curare in maniera scientifica il fisico. Lavorava, tutti i giorni, per ore e ore con quegli infernali attrezzi che l’industria americana del fitness sfornava. Nei periodi di riposo attivo si allenava per otto ore al giorno. Sono gli anni in cui il collo sembrava meno lungo grazie al lavoro fatto sui trapezi. Aveva costruito una paratia davanti ai reni e al fegato. Era meticoloso e voleva il meglio. Si era costruito un fisico da vero massimo. (da atleta vero ricordiamo che nel 1988 sconfisse negli ottocentro metri l’olimpionico dei 100, 200 e del lungo Carl Lewis).
Le sue prime vittime furono James Tillis, il primo a chiudere ai punti contro Tyson, poi Pinklon Thomas e Michael Dokes.
Dove c’era Tyson compariva all’improvviso lui. Sorridente e convinto che prima o poi l’avrebbe incontrato. Aveva stampato delle magliette bianche che distribuiva con parsimonia. Una la riportai in Italia. La nascosi così bene da non trovarla più. Me la regalò al termine di un’intervista rilasciata alla vigilia di Bruno-Tyson mondiale WBC del 16 marzo 1996.

In quei giorni c’erano i fratelli Klitschko ma li ignorò. In quella intervista mi disse: “…prima o poi lo incrocerò sul ring (Tyson) e lo batterò con la mia intelligenza...
Da quel giorno intensificò i suoi allenamenti massacranti alternando le macchine alla corsa. Come sparring partner scelse pugili abituati a ricorrere alle furbizie per sopravvivere con la boxe. Tutte astuzie che ha sfruttato al meglio contro Iron Mike. Fù una corsa di fondo ma al traguardo arrivò lavorando, soffrendo e ancora lavorando e soffrendo. Furono quelle astuzie o piccole scorrettezze che mandarono Tyson in tilt.

Ancora oggi sono comunque convinto che il Tyson pre-carcere avrebbe vinto.
La sua arcinota intelligenza pugilistica non gli ha impedito di commettere tanti errori da uomo, marito e padre.

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Incredibile epilogo a Ostia: Della Rosa perde per TKO all'8° round contro Real

Valutazione dell'utente: ONONONONON / 7
Scritto da Gianpiero Fasciano
domenica, 18 maggio 2014

Forse nessuno tra gli addetti ai lavori avrebbe previsto questo esito, ma la boxe nel corso di questi anni ci ha abituato a grandi sorprese. E’ vero che lo spagnolo Isaac '”Chaca” Real era alla vigilia un avversario poco conosciuto e che Emanuele della Rosa era nettamente favorito, ma vittoria per TKO a 2’ e 40” dell'8° round a favore dello spagnolo è stato un esito realmente inaspettato. Passiamo alla cronaca di questa tiepida serata primaverile romana.

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